Narciso Yepes, diventato noto al grande pubblico per aver suonato con la sua chitarra classica il pezzo centrale della colonna sonora di Giochi Proibiti, soleva ricordare di aver imparato le basi da un grande maestro che, però, non era un chitarrista, ma un pianista, Vincente Asencio.
Asencio gli faceva sentire al pianoforte cosa doveva suonare. Quando lui gli diceva che non era possibile ripeterlo con la chitarra, Asencio gli rispondeva che, se non poteva fare nulla con quello strumento, avrebbe fatto meglio a cambiarlo. Così Yepes studiò nuove tecniche, riuscì a ripetere gli esercizi proposti, diventò uno dei massimi virtuosi del mondo, arrivando a tenere concerti con la chitarra estesa da 6 a 10 corde dal liutaio Ramirez secondo i suoi suggerimenti.
Questo aneddoto deve essere molto noto perchè è facile incontrare persone che si immedesimano in Yepes.
Qualche virtuoso esiste anche, ma non è raro vedere usare strumenti sbagliati nei modi e momenti sbagliati, con tentativi di estensione ed estremizzazione, ma senza prima averne approfondito i limiti.
Come chi cerca di usare la chiave del quindici su un bullone da 12 o un martello per svitare un dado, talvolta i risultati possono non essere quelli sperati (ben vengano le eccezioni, ovviamente!).
In questo senso, uno degli esempi più comuni nell'informatica è quello di considerare l'XML come ingrediente fondamentale e irrinunciabile. Non importa per cosa, l'importante è usarlo.
Qualcuno di voi sarà anche saltato sulla sedia, ma l'XML, che mi conosce, sa che non deve prendersela, dal momento che gli è ben noto che lo uso con quotidiana assiduità.
Ci frequentiamo almeno dal 1996 1998 e non se la prende se continuo a sottolineare l'ovvio, ovvero che continuare ad evidenziare che è uno standard è utile quanto confondere Java con la sua sintassi di base.
Perchè di standard, nell'XML c'è solo quello: la sintassi.
La semantica bisogna sempre implementarla, come credo sia ben noto.
Dtd o Xml Schema servono per rafforzare la sintassi, anche se a diversi livelli, ma per usare quei dati incastrati tra un tag e l'altro, serve sempre un programmatore.
Spero, infatti, sia a tutti palese che, anche usando l'xsl(t), anche se dichiarativamente, anche se tra mille limiti e salti tripli per fare cose banali in altri ambienti, stiamo sempre scrivendo regole, filtri, semplici trasformazioni, qualche controllo, ovvero: programmando.
A questo proposito, giusto per fare un esempio che mi piace sempre sottolineare, progettare una architettura multilivello, separando bene la presentation dalle business rules e poi decidere coscientemente di buttare la possibilità di usare competenze e strumenti specifici del front-end (esperti di html e javascript, grafici che costano tipicamente meno di programmatori e strumenti WYSIWYG che permettono un disegno rapido) usando xml ed xslt per generare il layout e manutenerlo è veramente un peccato.
Senza considerare che il carico (sia in termini di heap che di cpu) per il parsing ed applicazione delle regole rischia spesso di essere significativo rispetto all'utilizzo di altre tecniche (magari compilate, come una buona vecchia JSP).
Comunque, se il fatto che si debba fornire la semantica programmandola e che sia ragionevolmente sconsigliato sfruttare l'XML come base di un template engine/layout manager fossero gli unici problemi non avrei scritto questo articolo. Si tratterebbe di peccati veniali.
Ciò che mi preme sottolineare è la tendenza all'esagerazione nell'utilizzo di questo seppur utile e versatile strumento.
Per esempio, come strumento per memorizzare dati, in ambiti complessi.
Per fare un esempio pratico: non mi direte che non avete mai visto un CMS xml-based, vero?
Io ho anche visto citare questa feature come elemento distintivo di certi sistemi, laddove il pubblico (e talvolta l'oratore) non era in grado di cogliere che:
Un altro caso tipico è la generalizzazione "hand made", tipicamente in fase di configurazione di un sistema: il costo dell'interprete vale il vantaggio della generalizzazione? ci lamentiamo della reflection e aggiungiamo un intero interprete? anzi, a volte aggiungiamo pure la reflection come modalità di costruzione di oggetti generalizzati nell'xml, da far richiamare in una Factory e/o in un Singleton allo startup?
Non so se vi siete resi conto delle risorse richieste per l'elaborazione, soprattutto usando DOM - a proposito, su .NET c'è il parser SAX, o si va solo di DOM? io non sono riuscito a trovarlo...:
Vediamo di esaminare anche i vantaggi, per capire dove ha senso usarlo, almeno IMHO (in italiano verrebbe IMMP, fa schifo, spero lo capiate, senza considerare che la 'M' di 'Modesto' poco mi si addice):
Proviamo un piccolo riassunto di casi pratici, relativo ai punti su cui solitamente mi sento o non mi sento di usarlo:
NO
NI [situazioni da pesare, caso per caso: personalmente non ho ancora trovato una regola]
SI
Avete altri esempi? Avete elenchi di altri metodi architetturali usati malamente?
Non siete d'accordo su quanto ho detto dell'XML e ne volete parlare?
Beh, provate a darmi un feedback, prometto che se ne ho voglia ci penso su...
ByeDepa
P.S.: poi magari salta fuori che avete ragione voi
P.P.S.: per quanto improbabile, intendo... ;)
giovedì 19 luglio 2007
Narciso Yepes e la chiave del quindici
Etichette: architettura software, informatica, RDBMS, RDF, software architecture, Web Semantico, xml
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mercoledì 14 marzo 2007
Come forzare un lucchetto
Sembra incredibile, ma tra le ricerche che ieri hanno portato al mio blog c'è la frase riportata nel titolo.
Quando l'ho visto mi sono chiesto se potevo aver scritto qualcosa in trance e aver svelato anche i segreti del grande Houdini
Ho ripetuto la ricerca e, come vedete dalla foto, è proprio vero: addirittura sono in cima all'elenco!
Fortunatamente sono secondo, anche se si cerca hibernate pro e contro :)
Evidentemente qualcuno cercava di capire come possa essere fuggito Marco Berry in Danger, probabilmente queste ricerche aumenteranno con le puntate del programma.
A pensarci bene poteva pure essere uno scassinatore di cassette di sicurezza. Un professionista, che ha ben chiaro che bisogna prepararsi, prima.
Beh, a quanto pare, sono io che ho rubato uno unique visitor, stavolta.
Comunque, sfruttiamo questa situazione e scriviamo anche questo post: se già ero in cima prima, ora chi mi smuove più? Gli hits sono hits, ragazzi (e lo so che la 's' finale non ci vuole, in italiano: l'ho messa apposta, per accentuare il suono sibilante dell'ultima frase).
C'è un problema in tutto questo: non sarebbe dovuto capitare. Anche per voi, dico, perchè poi vi dovete sorbire questi vaneggiamenti.
C'è forse una soluzione informatica? E' forse il Web Semantico?
Prima di passare alla discussione vera e propria, è necessario che vi segnali anche il secondo risultato dell'elenco (che, intanto che scrivo, è passato primo: forse anche per colpa mia): è un blog di enigmi, ma era inevitabile che a questo dovessi commentare (l'ho fatto, andate a leggervi cosa ho scritto su quel post), dal momento che era evidente che stavano parlando di informatica.
O sembrava solo a me? Davvero non distinguo più vita e informatica?
Torniamo al Web Semantico.
Come introduzione vi consiglio una presentazione della Dott.ssa Mordonini, usato in un seminario nell'Università di Bologna, molto chiaro ed esteso.
Provo giusto a riassumere due o tre punti essenziali, da dilettante dell'argomento e con un occhio, al solito, alle implementazioni pratiche:
Parentesi.Le slide chiariscono che Web Semantico non è Intelligenza Artificiale (AI), ma più avanti ricordano che sono necessarie capacità inferenziali (correttamente evidenziando che in questo ambito, ci interessa particolarmente la deduzione e non l'abduzione o l'induzione).
Fine Parentesi.
Probabilmente è corretto, ma solo in senso stretto e formale, e cercando di dare ragione a Douglas Hofstadter che, nel suo oramai-letto-anche-dai-sassi (se non lo avete fatto, è un po' tardi: per quanto sia un libro grandioso - vinse anche il premio Pulitzer - è del 1979, un po' datato, visto l'argomento) Gödel, Escher, Bach - Un'eterna ghirlanda brillante sosteneva che l'Intelligenza Artificiale è tutto ciò che non ancora non è stato fatto
perchè tutto ciò che le macchine hanno imparato a fare e che (prima che lo facessero) era ritenuto segno di comportamento intelligente, non viene ritenuto più tale una volta che le macchine lo fanno
Le slide proseguono con una ben chiara distinzione tra semplici tassonomie, tesauri (es: Wordnet) e ontologie (es: OpenCyc).
Vorrei evitare di appesantire ancora, ma sono costretto a due rapidi pprofondimenti, altrimenti non si capisce più nulla, (rivedremo entrambi gli argomenti in prossimi post in maggior dettaglio):
A questo punto del post voi siete stremati, anche se io ho a malapena finito la premessa.
Ogni Synset rappresenta, quindi, nella pratica, un concetto diverso.
Questa volta, però, non vi grazio, altrimenti non arriveremo mai al punto.
Inoltre non ho ancora sentito suonare la campanella.
Per portare tutte queste considerazioni sul Web, è necessario un linguaggio che permetta di aggiungere informazioni strutturate alle pagine.
La proposta più consolidata, ad oggi, la si trova in un insieme di linguaggi formali (per lo più basati sull'XML) che, a diverso livello, permettono di definire le proprietà che descrivono i documenti (risorse identificabili da un URI) e di ricercarle.
Sempre andandoci giù pesante con le semplificazioni, si tratta di:
Niente male, come stack (non sono in grado di valutarlo ora, anche per mancanza di tempo, ma pongo lo stesso la domanda per chi fosse in grado di rispondermi: non sarebbe più semplice usare un solo linguaggio come CycL, quello usato per OpenCyc? è veramente più complesso da imparare, o stiamo solo nascondendoci dietro alla sintassi per problemi più seri che interessano la semantica? anche l'espressività ne guadagnerebbe, o no? non piace il fatto che si tratti di una proposta di una sola azienda e che il gap per creare simili motori sia difficile da colmare?)
A questi dobbiamo aggiungere un vocabolario condiviso. Qualcuno suggerisce che URI che puntano alla Wikipedia potrebbero fare al caso, altri (compreso il W3C) propongono vocabolari più specifici.
E' importante notare che non si tratta di sola teoria, ma esistono già tool che trattano queste problematiche (es: Jena, un framework per il Web Semantico in Java, che è in grado di gestire RDF, RDFS, OWL, SPARQL e contiene già un motore inferenziale - realizzato dagli HP Labs, ma presenta licenza apache-like).
Tutto risolto? Veramente no: restano aperti problemi pratici importanti:
L'abbiamo presa da un punto di vista più serio della volta che vi ho parlato dell'AIML, ma i risultati sono quasi gli stessi: forse serve qualcosa di più potente ed automatizzabile. Ancora una volta, è un mio parere personalissimo, rischiamo di dover ricadere verso ambiti più legati all'AI. Quanto siamo lontano dal far comprendere il linguaggio al computer?
una risposta potenzialmente errata e sporca (che, tutto sommato, capita più raramente di quanto si voglia far credere, soprattutto in ambiti ristretti, che sono quelli su cui oggi è affrontabile un discorso di ontologie) tipica di un motore di ricerca, che trovarsi di fronte ad interfacce complesse da utilizzare?
Forse meno di quanto pensate.
Forse più di quanto penso io (bisogna ben tenere in conto il teorema di Hofstadter - Ci vuole sempre di più di quello che ti aspetti, anche se tieni in conto la Legge di Hofstadter
- per tacer di Murphy).
Come già minacciato, per finire quelli che sono sopravvissuti a questo post, torneremo ancora su questi argomenti parlando almeno di Wordnet (e suo figlio, Eurowordnet, che potrebbe tornare utile per le traduzioni - potendo comprare la licenza, s'intende...), Conceptual Dependency di Shank e OpenCyc.
Se un giorno di questi sono di buona magari vi parlo di approcci più leggeri, per iniziare a fare qualcosa, per esempio utilizzando bene Lucene, anche con le nuove funzionalità di stemming recepite da Snowball, ma non contateci troppo.
ByeDepa
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