ho appreso dalla vita l'amaro frutto della vanità, Narciso Yepes e la chiave del quindici : usi e, soprattutto, abusi dell'XML, paragonati a performance straordinarie di un virtuoso della chitarra (da ascoltare). Come un bambino : grafica e programmi, fuori da ogni principio (salvo quello dell'approfondimento) di questo blog. A proposito, devo andare a verificare se MakeHuman ora è in grado di generare anche vestiti e capelli. Il post che state leggendo, probabilmente, rientrerà in quest'ultima categoria, ma non ho voluto scriverlo, semplicemente dovevo farlo.
Capisco benissimo che siate sconcertati.
Oramai, era inevitabile, basate la vostra esistenza su questo blog ed il fatto che io non stia scrivendo da un po' di tempo vi crea degli scompensi temporali.
In base all'ultimo post siete convinti che sia Natale (via, Capodanno), ma vi ricordate di aver visto, proprio pochi giorni fa, dei bambini vestiti da carnevale e i vostri colleghi stanno già fissando le ferie pasquali (qualcuno accenna pure alle vacanze estive).
Vi devo avvisare: non sto più inserendo articoli con la necessaria costanza, ma il tempo sta andando avanti.
Davvero. Fatevene una ragione.
Vi riporto alla data giusta che, senza alcun dubbio, non avete dimenticato: non è Natale, è la festa di compleanno.
Di questo blog, ovviamente.
Quando finite di regolare gli orologi ed i calendari, potreste aiutarmi a tirare le prime somme?
Senza dimenticare i regali di compleanno.
E potremmo finire senza una torta pantagruelica?
Cercando di evitare una autocelebrazione, è pur necessario che condivida con voi alcune idee, che potrebbero non essere emerse così evidentemente. Devo farlo, capite, anche se non vorrei.
Partiamo dai principi base di questo blog, che ne possono dare una prima chiave di lettura:
Poi, purtroppo o per fortuna, i principi, almeno per simili argomenti leggeri, si fissano e poi non sempre si rispettano.
mi sbellico dal ridere per chi ha letto in me la verità:
chiedo clemenza ai giudici come un gesto di carità.
[Tango di rango]
Salvo, poi, quando si rileggono i post, trovarsi a storgere il naso e a chiedersi perchè mai l'avrò fatto...
A stampare quanto ho scritto, per circa una trentina di post, ne potrebbe uscire un libercolo di un centinaio di pagine: concedetemi, quindi, almeno fare un sommario (anche per chi fosse appena arrivato, vedi mai che ci possa essere qualcosa di interesse, che si sarebbe altrimenti persa - anche perchè ho scoperto che via feed, oramai, si vedono solo gli ultimi 28 post e non trovo una configurazione per aumentarli).
Gli inizi
Solo auto-ironia e una preview dei contenuti futuri nei primi post Si inizia e Pausa di riflessione. Non sono stati molto letti, ma ci mancherebbe altro. Ciò nonostante uno dei due mi ha generato un link esterno (e altri più interessanti quasi non sono letti)! Lo strano mondo dei blog...
I post su cui siete arrivati, forse per sbaglio, più spesso:
Come forzare un lucchetto : anche da quanto risulta dalle parole chiave di ricerca - nonchè da quanto ipotizzato direttamente nell'abstract del post - il fatto che questo post sia tra i più cliccati è dovuto al fatto che molti cercano di arrotondare lo stipendio in modi che non vogliamo sapere. Comunque ritengo che sia uno dei più interessanti, nonostante non tratti di grimaldelli, ma di Web semantico.
Aeroplani e draghi di carta : non avete idea di quanta gente esegua ricerche sugli areoplani di carta. E qui spero trovino pane per i loro denti (davvero: questa volta non è una trappola come il post precedente). Uno dei miei preferiti, anche perchè si è generato da una sorpresa: l'origami come arte di altissimo livello e non hobby da 4 soldi, come avevo fino a quel momento pensato. Se già non lo avete letto andateci subito e non perdetevi i filmati!
Tra i due sopra citati ed il resto non c'è confronto, gli hits scendono di quasi 5 volte, ma riporto, comunque, gli immediati inseguitori:
Superato il Test di Turing : Anche in questo caso mi sono divertito. Su uno dei miei argomenti preferiti: Intelligenza Artificiale (va beh, si fa per dire, dai chatterbot all'inizio dell'Intelligenza Artificiale, via...).
Non ibernatemi : Sono d'accordo con voi, è un articolo da leggere. Non ho trovato grosse difficoltà a motivare le mie scarse simpatie per l'ORM (Object Relational Mapping). Che continuano ad aumentare nel tempo, man mano che mi capita di ritrovarmelo da tutte le parti. Forse un giorno si riuscirà ad ottenere una tecnologia che metta facilmente in contatto i database relazionali e i linguaggi object oriented. Ma non è oggi.
Di fatto la testa della classifica mi trova completamente d'accordo, nonostante possano aver inciso sul conteggio cause non legate direttamente al contenuto.
I meno letti:
No, questi non ve li dico, ma, al contrario dei 4 sopra citati, non posso che confermarvi che mi trovate d'accordo nel consigliarvi di continuare a non leggerli (potrete capire da soli in quale categoria ve ne parlerò nel seguito).
Gli altri di cui sono molto soddisfatto:
A Betlemme di Giudea : mi è piaciuto scriverlo sia per l'argomento (storia ed apologetica cattolica legata alla nascita di Cristo), che per la profondità della ricerca in cui mi sono dovuto infilare, leggendo testi interessanti, in misura molto maggiore di quanto sia poi riuscito a riportare.
Letteratura Fiabesca Applicata all'Informatica : più che per i contenuti, (tipizzazione forte, debole e duck typing anche in Java e relativi impatti architetturali), comunque, significativi, mi è piaciuto il gioco formale che ne è saltato fuori: partendo dalle fiabe e dalla loro struttura, sono passato all'informatica, per tornare alle fiabe, attraverso analogie e giochi di parole. Mi ha divertito, anche se è stato poco letto. Forse un po' troppo costruito e un po' pesantino, soprattutto nella parte centrale?
Keep In Touch : prima presa di coscienza dei benefici del mettersi in contatto con gli altri attraverso questo mezzo di comunicazione. E' stato bello cambiare il punto di vista (non me l'aspettavo), è diventato ancora meglio per i commenti che sono presto scivolati su argomenti logici e religiosi, mi ha fisicamente provato per la gestione dei commenti extra-blog, che sono stati i più intensi ed interessanti di tutto questo periodo.
Timeo Danaos et dona ferentis : un titolo originalissimo (è venuto in mente, per argomenti differenti, a neppure altri 10000 blogger) per una domanda ancora valida: Web 2.0 o Bubble 2.0 ? Ci guadagnano solo i grandi player di Internet o potrebbe essere utile anche a noi?
Quelli che mi aspettavo leggeste fino a consumarne le pagine...
... e, invece, li avete sorvolati svogliatamente. Ok, forse sono un po' densi, certo non sono tutti brillantissimi, ma come fate a vivere senza? (ah... sapevate già tutto e li avete trovati noiosi... scherzate, vero?... vero?) :
CRUDeli variazioni : sulla generazione automatica di codice, in diverse salse, partendo dalla letteratura e da Queneau. Dove fermarsi e dove usarla a piene mani.
Reti di parole su CD : introduzione alla comprensione del linguaggio naturale per i computer. Siccome credo in queste tecnologie nel breve-medio periodo, aspettatevi ulteriori approfondimenti tra poco.
Soldi facili : si possono davvero fare i soldi con i blog? anche scrivendoli in italiano?
SOA (1) - Introduzione : primo articolo di 4-5 (almeno nelle intenzioni dichiarate). Introduzione e concetti generali.
SOA (2) - Variazioni Goldberg : Web Services e REST al servizio di SOA e altre basi terminologiche. Primi cenni alla gestione ed agli impatti di questi tipi di progetti. Da leggere con sottofondo musicale embedded (se ce la fate a seguirli contemporaneamente, però, siete molto più intelligenti di me).
I restanti 2-3 articoli sull'argomento sono rimasti un po' indietro, vediamo di riprenderli nei prossimi mesi, se trovo il tempo (ma è anche colpa vostra, che non me lo avete ricordato).
Quando meno te l'aspetti : evoluzioni dell'HTML attese a breve. Mi sembra interessante per approfondimenti non consueti, che poco hanno a che fare con il normale AJAX e company.
Just another brick in the wall- : Mattoncini di Lego, filmati di Star Wars fatti da mattoncini di Lego, robot programmabili in mattoncini di Lego, CAD che usano mattoncini di Lego, ... perchè mai questo post è stato snobbato? ma voi non giocate mai? (se ne faccio altri simili mi tirate mattoncini non di Lego?)
Senza infamia (e, purtroppo, senza lode):
Libbertà : tutto sommato non mi dispiace. Nasce, forse, da una interpretazione troppo stretta della GPL (ma ne sono convinto solo al 90%), dovrebbe essere interessante per la carrellata sui modelli di business Open Source e mostra, comunque, alcuni limiti della licenza su citata. I commenti di questo post sono essenziali - ringrazio Ugo Cei per aver voluto approfondire con me l'argomento - per il raggiungimento di un punto di vista completo. Attendo ancora un intervento conclusivo da parte della FSF italiana (ho cercato di interessarli direttamente, attraverso vie esterne al blog, spero che trovino il tempo)
Oggi scricchiolo : scritto più velocemente del solito, più emotivo del solito (anche se, almeno in questo blog, emotivo è un termine quasi impraticabile). Forse troppo personale, un po' ermetico, con un motivo, un gioco strutturale forse semplice, ma che non mi dispiace neppure rileggendolo ora. Eppure non totalmente incompreso da chi l'ha letto.
Bentornati : spinto da un particolare umore nero, mischio Umberto Eco, il Vangelo, Terry Pratchet, Pitigrilli e Fahrenheit 451 in un calderone orientato ad una crescente (e, ho visto, non solo per me) consapevolezza che 1984 di Orwell possa essere già in atto, meno grigio e meno opprimente, ma con informazioni altrettanto distorte e pre-interpretate del mondo e della storia. Troppo complesso, troppo costruito.
Condivisione e Collaborazione : uno dei miei slogan preferiti per spiegare perchè ci serve il Web, anche per applicazioni Enterprise, nonostante l'operatività intensa sia molto più complessa da ottenere rispetto alle tecnologie client-server preesistenti. Un po' perso in mezzo a citazioni di programmi specifici, eludendo uno dei principi base. E già a distanza di pochi mesi si sente, purtroppo.
Pendolari : quando non se ne può proprio più. Accettabile (secondo i criteri di questo blog: come racconto, in senso assoluto, non mi permetto di giudicarlo), ma non va oltre lo sfogo.
Non ci resta che piangere : divagazioni inutili a spasso nel tempo. Ma ogni tanto bisogna prendersi una pausa.
Il codice dei Wooster : c'è ancora la cavalleria e l'onore? In Internet? Con un ricordo per Wodehouse, uno dei miei autori preferiti.
Giochiamo : Games programming nella vita e in Java. Un po' dispersivo e non così approfondito come mi sarebbe piaciuto. Ma può essere una ragionevole base di partenza, da cui partire per prossimi post.
Kerygma : purtroppo non sono così abile su questioni teologiche, ma ho cercato di fare del mio meglio, su un argomento che ritengo della massima importanza. Segnalo la presenza di un commento molto interessante ed intenso.
Esagoni e carte : Wargames e tattica su fogli e PC.
Crisi di rigetto : letture pessime e ricerca, con Calvino, di qualcosa di meglio. Presa in giro dei miei post, che spero restino meglio dei libri di Dan Brown (il fatto che siano meno letti può far pensare, ma non sopporterei l'idea che sia vero il contrario).
Wanted : un post in cui mi sono solo divertito. Non dice nulla, quello che dice non serve, scienza e fantasia in un misturone, con la speranza che possa aver fatto sorridere anche voi.
Quelli che se anche non li scrivevo, forse era meglio:
Uno, nessuno e centomila : questo è piaciuto solo a chi si chiama Depa. Non poteva essere altrimenti. Rileggendolo, almeno ad un Depa non piace più.
Ho, poi, scritto la bellezza (?) di 4 post su una serie di programmi che permettono di rovinarsi le serate con la TV anche su Internet. Si salva vagamente solo Osservando distaccatamente babeli mediatiche, solo perchè mi sono guardato piangermi addosso a proposito delle paranoie sull'essere controllati (il 1984 che citavo sopra) e ho deciso che non ne valeva la pena. Sugli altri, Joost Jump, Adelante, presto, e con un po' meno juicio, A Venezia, 'giust' si scrive Joost- , vorrei evitare, se non vi spiace ogni commento.
Non vi sembrerà vero, ma con questo finisco la carrellata sul passato.
Con qualche considerazione, sulle lezioni imparate:
E' chiaro che mi servono altri spazi, tempi diversi.
Di conseguenza vi anticipo la mia intenzione di aprire almeno un altro blog.
Non come questo, più leggero, con post ridotti, idee alla rinfusa, molto meno fissate, meno studiate, più domande e meno risposte.
Non potrei sopravvivere, altrimenti.
E voi, che a vedervi siete già gracilini, men che meno...
Un blog più classico, ma anche più idee da elaborare assieme.
Perchè non inserire direttamente qui quei post? Ma, ovviamente, perchè su questo blog voglio mantenere questo taglio, voglio continuare a proporre qualcosa di significativamente diverso dal solito.
Visto che non riesco a mantenere un giusto ritmo con un blog, è evidente che per aprirne un altro devo, come minimo, dotarmi di mezzi più potenti.
Quindi, come regalo di compleanno per questo blog (e preparando il lieto evento per il prossimo), ho girato un po' su Internet, cercando degli offline editor. Che non sono solo strumenti per scrivere in HTML con un WYSIWYG, ma che permettono di tener traccia dei post, categorizzarli, inserire immagini e tag e poi, quando torna la comunicazione, pubblicarli con un solo click. Molto meglio (questo post l'ho scritto con uno dei due sotto citati - più un po' di lavoro a mano).
Per Google c'è un prodotto free di Microsoft (sì, anch'io non ci credevo, non per il free, ma per il fatto che supportasse Blogger, di fatto importante concorrente - non è che puntavano a comprarsi quello, al posto di Yahoo?), più noto per supportare portali Microsoft, appunto: Live Writer.
Per WordPress (il prossimo blog lo apro sotto questa piattaforma - anche su richiesta pressante di chi mi segue con più frequenza), userò, invece, BlogDesk, che, anche se leggermente più spartano, sembra pure avere più funzionalità. Purtroppo Blogger non è citato tra le piattaforme supportate (ma farò, comunque, una prova, per vedere se non si riesca comunque: due strumenti per fare la stessa cosa mi sembrano un po' tantini...)
Vi faccio sapere, è questione di poco, come vedete mi sto attrezzando...
ByeDepa
P.S.: di che torta state parlando? PantagruCHE?
P.P.S.: avete sopportato fino a qui perchè ne volevate una fetta? ;)
venerdì 15 febbraio 2008
E' ancora Natale?
sabato 20 ottobre 2007
Oggi scricchiolo

Hanno iniziato le mie scarpe. Apparentemente.
Almeno, mia moglie mi ha fatto notare che le mie scarpe cigolavano, alla frizione con il terreno (non si è espressa così, io sto scrivendo, lei stava parlando). E l'ha sentito nel casino del supermercato.
Da quel momento ho iniziato progressivamente a notare che non era uno stridio o un cigolio (neppure un pigolio), ma, appunto, uno scricchiolio.
E che non erano le scarpe, ma io.
Mi sento come una diga con un inizio di crepa. E l'acqua, dietro, che spinge.
Siccome sono una diga pensante e in fondo ci sono un po' di paesi, cerco di tenere.
Devo trovare un modo di tenere.
Forse somatizzo, ma mi fa pure un po' male la schiena...
Questo post avrebbe dovuto trattare di generazione automatica del codice. Sarà per una delle prossime volte.
Ora ho problemi più seri.
Quindi, per la prima volta dall'inizio di questo blog (non so quante altre volte l'ho scritto in post precedenti, non serve che controlliate) sto usando questo strumento come diario, come sfogo reale.
E scrivo di getto, senza pensare.
(anche questo rischia di non essere del tutto vero: sto scrivendo una bozza, poi la rileggerò, cancellerò qua e là, cercherò di essere più diretto, cancellerò tutto, riscriverò da capo, etc. etc., ma è l'approccio più di getto che possiamo sperare di ottenere da me in questo momento: diciamo che, semplicemente, cercherò di non correggermi troppo)
La speranza è che un giorno rileggerò il tutto e mi farò una grossa e grassa risata. Ovviamente è più probabile che la rilettura porti a trovare tutto molto infantile e banale, come spesso mi capita quando mi azzardo a farlo, ma proviamo a puntare, comunque, sulla grassa risata. (Mi viene da sorridere al solo pensarci, guarda come sono rilassato, lì, nel futuro...)
Ma ora la pressione è forte: lavorativa, informatica (in sè, slegata dal lavoro), nella mia interpretazione del mondo.
Tiene la vita privata. Il che, tutto sommato, comunque, non è male.
Il lavoro pressa, non è inusuale.
Lo ha sempre fatto, è il suo mestiere, in fondo. E' solo che lo fa in modo insolito, curioso e poco elegante. Ulteriori approfondimenti, in questo momento non sono molto affari vostri (o dovrei dire tuoi, caro diario, che sei il solo che non può scappare e sei costretto a sorbirti il tutto, correzioni comprese). Anzi, non avrei neppure dovuto iniziare a parlarne, non insistete. Quasi quasi cancello questo paragrafo. Ma no, vah, leggetevelo lo stesso...
L'informatica mi opprime con il suo immobilismo (curioso, la scienza che non si ferma mai, quella che faccio fatica a starle dietro, che ogni 6 mesi passano 3 anni...).
Oggi mi sembra che non ci siano state novità sensibili da oltre 5-6 anni. Spero di sbagliarmi, spero che voi le vediate, io vedo solo nomi marketing che cercano di vendere vecchie tecnologie ed approcci - in particolare, non mi parlate di SOA, AJAX, Flex e varianti varie, per favore, non c'è nulla che non ci fosse già nel 2000 e forse prima! - e soffro per non essere io stesso a riuscire a trovare qualche punto di appoggio per la leva che crei il movimento. Mi hanno chiesto, recentemente, se non vado allo SMAU. E che ci vado a fare?
Sto aspettando un computer da indossare e sempre connesso di cui ho già parlato, o anche solo un programma che capisca cosa gli dico, che traduca correttamente, faccia per me ricerche su internet e scriva almeno parte dei miei allegati tecnici: se non c'è nulla di ciò, per favore, non svegliatemi. Va anche bene un robot che sappia stirare (seriamente, intendo!), se non avete altro da propormi e proprio non sopportate che resti apatico in questo angolo.
La mia interpretazione del mondo sta cambiando.
Non in meglio o in peggio, semplicemente sta cambiando: apparentemente tutto è più chiaro e completo, ma è sempre così, arriva un momento in cui, per folgorazione o erosione lenta, arrivi a percepire i dintorni in modo differente e ti sembra pure di cogliere i contorni e i dettagli e non solo delle macchie in movimento. L'esperienza insegna che dura un momento, ma pazienza. Per ora va bene così, non possiamo escludere a priori che questa volta possa essere effettivamente quella buona, manca solo il coraggio di cambiare per adeguarsi a queste nuove lenti.
Perchè, non so se è evidente anche per voi o è solo una questione di punti di osservazione differenti, ma se non mi sposto da qui, difficilmente riuscirò a raggiungere la mia meta.
Ed è con questo bagaglio di nuove certezze granitiche che nutro i miei dubbi, ancora una volta.
Depa a due velocità: quella mentale, a km da qui e quella di azione, anche lei a km da qui, ma alle spalle.
In mezzo la diga.
Lo scricchiolio.
Un rapido checksum, se non altro, sembra permettere di escludere azioni da un giorno di ordinaria follia: hardware e firmware sembrano al loro posto.
Troppi, come sempre, invece, i dati e come sempre in ordine e da organizzare. Mancano dei link, è ovvio.
Altri sono broken.
Scricchiolio.
Puntatori aperti, nella mia testa.
Alcuni sono cose da fare, quasi dimenticate, ma con un segnale luminoso che lampeggia.
Altri sono cose dimenticate del tutto. Forse importanti.
Cigolio. Questa volta erano le scarpe, però.
Mi metto in ascolto, per uno scricchiolio.
Niente.
Basta che non sia come il singhiozzo, quando sembra che stia per passare, ma forse è ancora lì.
Mi spiacerebbe scoprire che i link e i puntatori appesi riguardassero aspetti importanti della vita, diventati momentaneamente meno importanti e ora tornati come dovevano essere.
Già mi è capitato una volta. Mi ero quasi completamente perso, vagavo per zone deserte, ma mi rallegravo per la spiaggia ed il sole.
Per fortuna è arrivato un apparente momento difficile, seguito poi dai figli, che un po' prendendomi in braccio e un po' con la manina mi hanno riportato a casa. Priorità dei valori rovesciata, tornata a posto.
Ma ti spiace per il tempo perduto, resti deluso perchè ti ricordi cosa pensavi di te quando eri tu il bambino, per esserti accorto che la lista dei valori la dichiaravi in un modo e la vivevi nell'altro.
Scricchiolio. Visto? Che vi avevo detto?
Perchè i bambini la vedono molto più chiara? Perchè fanno domande, se sanno già le risposte? Maieutica?
Perchè dobbiamo rassegnarci a scambiare il nostro destino da imperatori del mondo conosciuto con quello da impiegatino asburgico?
Non vi viene da pensare, a volte, che quello scricchiolio, a pensarci bene, è un po' che si sente, ma guarda che l'acqua non c'entra nulla, deve essere il vento tra i rami degli alberi?
E questo pensiero vi rassicura davvero o vi preoccupa di più?
ByeDepa
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sabato 14 luglio 2007
Uno, nessuno e centomila
Leggendo il testo del commento si chiariva, infatti, che si trattava di omo-nick-nimia.
Sapete bene che già mi ero accorto di non essere il solo Depa. Oggi posso dire di aver passato serenamente e definitivamente quel brutto contraccolpo psicologico e, anzi, trovo che possano nascere dei possibili sviluppi interessanti.
Certamente questo post nasce all'insegna del titolo di Pirandello.
E certo l'estratto che riporto sotto della Wikipedia su questo argomento non aiuta ad alleggerire il senso di inevitabilità che incombe sul post (e sulla necessità di non arrivare alla follia del personaggio principale, ovvero io):
Dal punto di vista formale, stilistico, si può vedere la forte inclinazione al monologo del protagonista, che molto spesso si rivolge al lettore, ponendogli interrogativi e problemi in modo da coinvolgerlo direttamente nella vicenda, che è senza dubbio di portata universale. La lunga gestazione dell'opera potrebbe far pensare che essa sia frammentaria e disorganizzata. Al contrario essa può essere considerata come l'apice della carriera dell'autore e della sua tensione narrativa.Dovrebbe essere ovvio a chiunque che chi l'ha scritto non si stava riferendo a Pirandello, ma al sottoscritto e a questi post, in cui vi tiro in ballo continuamente, in mezzo a testi lunghissimi, elaborati e (non avrei saputo esprimermi meglio) di portata universale.
Ma torniamo a noi, per vedere se si possa riuscire a cogliere dei risultati utili, nonostante le premesse.
Il Depa che mi ha scritto è un disegnatore di professione (lui tende a minimizzare, ma non dategli retta) e ha un suo blog in cui pubblica alcune sue creazioni. Oltre a piacermi i disegni, (i fumetti non li ho ancora letti), apprezzo moltissimo il fatto che usi il blog in un modo completamente diverso dal mio - così non mi fa concorrenza ;) - e che si possa, comunque, riconoscere un gran bel lavoro ed impegno sottostante. Gli rinnovo i complimenti.
A questo punto sono stato stimolato a cercare altri blog di altri Depa. Brevemente i primissimi risultati:
- Il Depa: Blog variabile, non intensissimo, ma con alcune perle (cercando bene). Ovviamente questo commento è soggettivo ed alterato dal risentimento (acc... lo psicologo non mi aveva detto che era passata?), perchè è quello che mi ha preceduto sul titolo del blog.
- Depa Campeon: Il suo sottotitolo riporta 'il depa come non lo avreste mai voluto vedere'. Blog con argomenti molto (troppo?) vari, forse come le sue professioni ('un sacco', dice) con leggero orientamento verso il calcio.
- Depa (89): il più giovane, di quelli che ho trovato, che, finora, si è espresso solo in giugno e che cerca di parlare con i suoi amici (ma ci tiene a far vedere che gli piace di più incontrare le sue amiche) e usa troppe 'K' per i miei gusti. Frequenta l'agraria a Voghera, da quanto si capisce dai 3 post e ha circa 18 anni. Alla sua età (20 anni fa! acc...) abitavo anch'io a Voghera e mia sorella faceva l'agraria. Il che non vuole dire nulla, concordo.
- Un Depa laziale: Curiosamente il 17 giugno pubblica lo stesso test che il Depa vogherese (sono quasi coscritti, al più si mancano di pochi mesi) aveva postato il 12 giugno. Si conoscono?
- Siccome non possiamo lasciarci sfuggire le altre arti, di fila un Depa musicista ed uno attore (sui blog mi astengo dal commento).
Immagino che con questo elenco voi possiate capire almeno chi io non sia. Forse credavate o avete creduto che io fossi uno di quelli. Quando ho iniziato il mio blog, un mio amico è finito in uno degli altri e mi ha fatto un commento che non capivo.
Fa pensare. Gente che mi conosce da tanto tempo ha seriamente creduto che io fossi un altro.
Sappiamo tutti che su Internet è facile non essere riconoscibile, nascondersi dietro ad un nickname, cambiare identità come Mattia Pascal e diventare un altro. E non impazziremo come Vitangelo Moscarda, perchè possiamo scegliere chi vogliamo essere. O annientare la nostra personalità quando vogliamo, per farla rinascere diversa su un altro blog.
Sembra il superamento di Pirandello, eppure l'impressione è che, se dovessi pensarci ancora un po', non so se riuscirei ad evitare il finale già scritto. E, comunque, sembra difficile tirarci fuori qualcosa di utile.
La soluzione potrebbe essere quella di spingersi ancora oltre: creare una comunità di Depa (non di recupero, una comunità virtuale, una community). Tutti i Depa ci si ritrovano e, rappresentando persone che sono o non sono, con diverse - tutte, potenzialmente - caratteristiche e le competenze, possono vivere tutte le vite virtuali che vogliono.
Il nome o il nick diventerebbe l'unico punto fermo comune tra tutti questi Depa.
Con enormi vantaggi:
- aumento delle visite sui rispettivi blog
- scambio di competenze
- possibilità di conoscere altre persone (senza sbagliare mai il nome, per giunta)
- marketing del proprio nome (che tende a diventare un brand)
Chiaramente potrebbe anche diventare una moda e dilagare: altri potrebbero voler variare il proprio nome in Depa (o semplicemente fingere di essere Depa - tanto su Internet...). Tempo qualche mese e si potrebbero avere milioni di Depa registrati.
Lo vedete anche voi, il business? Certo, ci vorrebbe un testimonial famoso. Esiste una risposta già pronta: Depa Billaba, maestra Jedi.
Tutto torna.
Esiste solo il rischio di essere sopraffatti dal fatto che la stessa idea possa essere utilizzata da chi si chiama Rossi...
Bye
- Depa
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martedì 24 aprile 2007
Il codice dei Wooster

Scusate se mi sono assentato ancora per lungo tempo.
Questa volta non è stato per lavoro, nè per distrazione.
E' stata una moderazione di un commento, che ha prosciugato le mie ore rimanenti. Non lo vedrete pubblicato per il tono, non per le idee - ho chiesto che venisse cambiato il primo, mantenendo le seconde, ma non c'è stato verso.
Mi dovrei sentire come un vecchio e rompiballe Catone?
Ma no, si tratta di far valere dei codici di comportamento, come è capitato già in altri momenti nella storia dell'umanità, importanti almeno quanto questo blog.
I cavalieri (almeno quelli della letteratura) avevano un codice d'onore, per esempio.
Non possono essere descritti senza caratterizzarli sulla base del loro impegno in questo senso.
Non è un caso che in AD&D i paladini debbano essere lawful good.
Qualcuno potrebbe citare il comportamento non immacolato di Lancillotto, ma sarebbe troppo facile ricordare che basterebbe l'estrema purezza di Galahad per bilanciare quello scivolone.
E non taceremo certo Cyrano (guascone e non cavaliere, ma è di codici di comportamento che stiamo parlando) e la sua limpidezza:E quando a sera entrerò in quel di Dio, spazzerà il mio saluto l'azzurro
Per non parlare del codice dei Wooster.
sfavillìo e offrirò, con l'orgoglio che mai macchiai né macchio, l'indomita
purezza del…
[ROSSANA: Del...?]
... mio pennacchio [Muore]
(dalla traduzione di Oreste Lionello, usata per doppiare un grandissimo Gerard Depardieu).
Via, davvero non sapete cosa sia? Mi prendete in giro?
Al contrario, conoscete tutto del codice di condotta dei blogger a cui sta lavorando Tim O'Reilly? E stavate pensando che è a quello che mi volevo riferire? (ma per chi mi prendete?)
Non penserete di poter andare avanti così ancora per molto, vero?
Se volete parlarne, prima che sia troppo tardi, continuate a leggere e usate i commenti, che sono sempre abilitati, per farvi sentire.
Fu allora che madonna gli disse: "Hai gli occhi belli
vorrei che accarezzassi stanotte i miei capelli"
Fu allora che rispose: "Grazie madonna no!
Io sono un cavaliere e il re non tradirò"
E a lei non valse niente comprare la memoria
di sentinelle e servi mandati a far baldoria
[...]
E a lui non valse a niente il sangue sui castelli
Rocroi, la spada e il sole sul viso nei duelli
quando sentì di dire di dover dire sì
con un cavallo e l'acqua fu cacciato di lì.
[Vecchioni, La leggenda di Olaf]
Vecchioni scrive di cavalieri, sogni e valore, e li contrappone ad ubriachi, realtà e comportamenti discutibili.
Li interpreta con straziante ironia: come Petrarca, è lacerato da questi (e altri) dualismi interni.
Ma il codice morale è per lui comunque prioritario e irrinunciabile, alla fine.
Come lo è per il Cavaliere inesistente di Calvino, animato dalla volontà e dalla purezza rappresentata dalla sua armatura tutta bianca; solo una righina nera correva torno torno ai bordi (la righina nera è una piccola macchia sul comportamento immacolato o è il confine oltre il quale il bianco non riesce a spingersi?)
Che dire del comportamento impeccabile dei cavalieri Jedi? (non quelli che abbracciano il lato oscuro, ovviamente). Anche se mi piacciono molto, non sono un tale fan della serie cinematografica da ricordare le battute a memoria: posso solo avanzare vaghe rimembranze di un codice quasi filosofico/religioso, ma non ricordo accenni espliciti a mantenere un certo tipo di comportamento. Credo, comunque, che se immaginassimo un codice di cavalleria anche per i Jedi non ci attireremo sguardi oscuri e perplessi da parte di nessuno.
Anche le persone normali, spesso, ne seguono uno.
Bertie Wilberforce Wooster non è una persona normale.
A partire dal secondo nome (Wilberforce: ho sempre pensato che Wodehouse si vendicasse sui suoi personaggi per essere stato chiamato Pelham Grenville: non deve essere stato facile a scuola, da piccolo).
Bertie è un signorotto che vive di rendita, ma è anche un discendente di un cavaliere che ha fatto la sua parte alle Crociate.
E si sente fortemente vincolato dal codice d'onore cavalleresco che gli deriva dal suo antenato.
Al punto di non poter rifiutare una richiesta di matrimonio (in realtà, solitamente svariate richieste di matrimonio, tipicamente tutte assieme) generata da giovani bellissime insopportabili donne che gli chiedono di sposarle solo per ripicca nei confronti del loro ex.
Vorrebbe rimanere un eterno scapolo, ma il codice è il codice e non si può fare soffrire una ragazza.
Quando segui simili regole, sei costretto ad accettare anche se il loro ex, chiaramente almeno pugile dilettante della dimensione di un armadio a quattro ante, ti farà a pezzi, per poi camminare sui resti con gli scarponi chiodati.
E fortuna che c'è Jeeves, il maggiordomo per antonomasia (quello che ha dato il nome al motore di ricerca Ask Jeeves). Jeeves sa tutto, cita Shakespeare, la Bibbia ed altri classici come se piovesse, sempre in modo appropriato e senza bisogno di Internet per avere conferme. E sa usare tutta la sua brillante intelligenza per togliere dagli impicci il povero Bertie.
Visto che non lo conoscevate, vi tocca pure, dopo la spiegazione data sopra, sentire cosa vi siete persi finora, non leggendo Wodehouse, dalla viva voce (?) di due grandi autori:Quella di Wodehouse è pura musica in parole [...] Non ha bisogno di essere serio, perchè è al di sopra di queste distinzioni. E' nella stratosfera delle grandi creazioni umane, al di sopra della tragedia e del pensiero forte; è la dove troviamo Bach, Mozart, Einstein, Feynman e Louis Amstrong: nel regno del puro gioco creativo.[Douglas Adams - Dall'introduzione a Sunset at Blandings, leggibile, in italiano, ne Il salmone del dubbio di Douglas Adams - a proposito, mi hanno detto che quando Windows Vista si spegne, cita un libro dell'autore della Guida Galattica]
Cosa si può dire di Wodehouse? Esaurisce i superlativi. Non sono il solo a credere che lui sia arrivato più di ogni altro scrittore inglese ad avvicinare la completa padronanza e trascendenza del linguaggio di Shakespeare.[Stephen Fry]
Ora che lo sapete non potete perdervelo: iniziate da qualche libro su Jeeves, o da Zio Fred in primavera (che è il mio preferito, anche se non parla di Jeeves, ma del Castello di Blandings).
Fermi lì, dove state andando? Era ovvio che dovrete iniziare dopo aver finito di leggere questo post.
Pochi sono gli esempi di cavalleria che potremmo citare nei nostri giorni (i TG parlano spesso del cavaliere, ma non è usato nel senso inteso in questo post).
Ma ecco che, quando da tempo, come il Don Chisciotte di Guccini, potremmo dire che di eroici cavalieri non abbiamo più notizia, Aramis (guardate la foto piccola a sinistra sul suo blog e ditemi se sono io che me lo immagino perchè sono troppo immerso in questo testo o se non è davvero lui, come tutti lo avete sempre immaginato - ma che razza di obiezione è ma che Aramis, non vedi che è in t-shirt?, scusate?) arriva a proporre questo suo codice.
E' ancora in Draft, in piena discussione.
Pensando al recente impegno di questo novello campione della morale, non riesco a fare a meno di immaginarmi i Templari, che discutono il draft del loro codice di cavalleria, dopo aver passato il giusto periodo di pubblicazione sul W3C: 'no, dai, il suo cuore conosce solo la virtù no... suona un po' troppo enfatico, rimaniamo sui fatti, la spada che difende i bisognosi, l'ira che si abbatte sui malvagi...').
Va beh. Già che ci siamo diciamo due parole su questa proposta e sulle prime lezioni che dice di aver imparato.
Intanto chiariamo subito che, come a molti di voi, non mi piace la stella dello sceriffo (ma non ho ben capito se sia già stata cassata: poteva risparmiarsela e l'ha capito da solo). Dietro ai loghi di questo tipo ci sono valorizzazioni marketing e commerciali, che possono sfociare in creazioni di nuovi bisogni e corrispondenti servizi, simili, per fare un esempio, alle certificazioni di qualità. Insopportabile, comunque, almeno per me, che insista (forse anche perchè penso che cerchi di vendermi qualcosa che non esiste, come se fosse un pezzo di terra in Second Life).
Una cosa è gradire qualcosa, un'altra è addirittura indignarsi per simili stemmini, come dice sia emerso dai commenti che ha ricevuto: si indigna giustamente anche lui, di rimando: che senso ha? stelle di sceriffo ne mettiamo tutti, con disclaimer e con meccanismi di moderazione vari...
Concordo, invece, sul bel suggerimento del meccanismo di voto per indicare un commento inappropriato, che lo nasconde, ma non lo cancella (ci sono piattaforme per i blog che già lo fanno? Voi che usate splinder o wordpress...). Sarebbe stata la mia scelta preferita, nel caso citato nell'abstract di questo articolo.
Qui credo finisca la mia empatia con O'Reilly su questo discorso. Proviamo, comunque a riassumere i vari punti della proposta iniziale:
Senza esagerazioni.
Il vero punto, a mio parere, è che un codice non va scritto e condiviso, ma va vissuto, sentito, interiorizzato.
Come il codice dei Wooster: non troveremo mai il foglio con l'elenco dei punti da seguire, perchè è un modo di vivere e di comportarsi (l'esistenza dell'antenato, solo una scusa).
O, al limite, come l'Olaf di Vecchioni, che supera il vincolo formale facendolo proprio.
Mettere le stelline sul proprio blog sarebbe come scrivere da soli il proprio nome nella lista dei buoni, alla lavagna: non serve a nulla se non li siamo davvero, anzi.
ByeDepa
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mercoledì 11 aprile 2007
Soldi facili

E' un periodo che continuo ad inciampare in articoli che spiegano come far rendere economicamente un blog. C'è un tale Pavlina che sostiene di essere riuscito a monetizzare circa $4 al giorno dopo 6 mesi, $3000 al mese dopo 15 mesi e, in un crescendo wagneriano, fino a $1000 al giorno dopo 19 mesi.
Chi, come voi, mi segue assiduamente, sarà leggermente frastornato dopo le posizioni prese in Keep in Touch.
Il Depa, vi starete dicendo, dopo aver colto i veri valori della vita, sta decadendo verso argomenti vili e materiali.
Ancora domenica, insistete, parlava di religione e oggi cosa mi fa?
Non si possono seguire due padroni, no? Alla faccia della coerenza.
Calma, calma. Il grillo parlante ce l'ho già, nella mia testa, senza che vi mettiate in fila pure voi.
A spingere, pure.
Facciamo così: io, come al solito, scrivo, di seguito, il corpo di questo post.
Voi e la mia coscienza, se ne avete voglia, continuate a leggere e, se avete qualcosa da ribattere, scrivetela nei commenti, al posto che borbottare come fate sempre.
Se state leggendo queste righe vuol dire che le mie toccanti parole dell'abstract hanno fatto breccia nei vostri cuoricini. Lo si capisce perchè gli occhi sono lo specchio dell'anima e sulle vostre iridi vedo ancora stampata la scritta $1000 al giorno (al giorno va a capo, perchè non ci sta, su una sola riga, sull'occhio, ammesso che non siate cinesi).
Immagino che i più attenti di voi abbiano anche considerato che un blog è attivo per 365 giorni all'anno. Quelli più saggi avranno anche impostato la tara e, sapendo che nei weekend l'accesso è circa la metà rispetto ai giorni feriali (chi gestisce una azienda si tranquillizzi, ci sono dei picchi al mattino presto e prima e dopo il pasto, durante le altre ore lavorative è decisamente ridotto - va beh, qualche pausa caffè...), avranno calcolato che non è che sia poi così male un ricavo di $300.000 (trecentomila) circa, all'anno...
E come caspita si fa?
Beh, intanto, certo non con gli accessi che ho io al momento...
Poi, probabilmente, siccome è evidente che esisterà una qualche proporzionalità con il numero di unique visitor, sarebbe utile scrivere in inglese: facendo le dovute proporzioni tra lettori inglesi e italiani a quanti euro potrei puntare? Mi converrà rimettermi a studiare inglese (lo conosco e ho anche gestito progetti in inglese, ma certo non penserete che sia in grado di scrivere simili proposizioni ipotattiche anche in altre lingue, vero?) o contattare uno che mi traduca i post in inglese? Oppure basterà mettere su la traduzione automatica? (fermi tutti, di traduzioni parleremo in prossimi post, non distraetemi con altri argomenti...)
Cerchiamo di approfondire i possibili modelli di business e i calcoli reali, poi ci pensiamo...
Possibili ingressi:
- pubblicità (AD)
- affiliate
- richiesta di donazioni
- vendita di prodotti
- richieste di consulenza
- [c'è altro?...]
Piccola digressione sulla pubblicità: pare ci sia chi si lamenta, se sul blog compaiono gli AD. Ma stiamo scherzando? E che, a casa mia non posso fare quello che voglio? Non avete pensato a quanto sarebbe più piacevole la vostra lettura, se avessi il tempo di limare questi testi, al posto che scriverli in tutta fretta, offline, in treno? Non avete pensato che se avessi dei soldini da investire sul blog potrei fornirvi informazioni straordinarie, sia per il vostro business che per i vostri momenti liberi? Calmatevi, intanto non li ho ancora messi, poi continuate a leggere, che ne riparleremo...
Il nobiluomo citato nell'abstract si chiede se tutti sono in grado di guadagnare altrettanto, dai blog. Si risponde che non ci riesce il 99% dei blogger. La mette sul piano del ci riescono solo quelli che sono in gamba (usa smart, non ho voluto infierire, con la traduzione).
Pare, inoltre, che la condizione essenziale sia quella di capire i principali meccanismi del Web (leggeteveli, non ripeterò la lista).
Interessante che non si fermi a solo quelli più semplici, noti a quasi ogni Web Designer, ma vengano citati anche database e sistemi di pagamento on-line. Chissà quanti soldi potrebbe fare chi dovesse conoscere qualche modalità di utilizzo in più di Java e architetture multilayer basate su WS, Web 2.0 e Web semantico? In effetti, tutti gli autori in lingua inglese sembrano chiarire che più si sa dei mezzi a disposizione, più è facile fare soldi... a differenza di molti manager delle nostre aziende, che sono in grado di sostenere che conoscere la materia è notoriamente un impedimento al business, - non voglio addentrarmi in questo argomento, me lo lascio per un altro giorno, quando avrò voglia di tirare un po' di scherma.
Bisogna anche fare un piano. Di business o strategico. Un piano è qualcosa che sembra che tutti vogliono evitare, di recente (per esempio, provate a nominare questa parola ad un sostenitore dei metodi di produzione di software agyle... fermiamoci ancora, sembra che non riesca a fare a meno che fare un sommario di prossimi argomenti di post, oggi).
Eppure, per quanto sia facile che un piano fallisca, come diceva qualcuno che non ricordo, è sempre meglio avere un piano che non averlo.
Almeno si prende una direzione e si vede se la si sta seguendo o se si sta andando alla deriva. E poi si cerca di cambiare il piano ed adeguarlo.
Prima di redigere il nostro, partiamo dal traffico.
Il tipo che guadagna $1000 al giorno, dichiara anche di aver avuto, al mese 1,1 milioni di visitatori e 2,4 milioni di page views.
Ovvero, circa 1 dollaro ogni 1000 visitatori o ogni 2400 page view.
Al momento il mio sito riporta un po' più di 850 visitatori al mese, se riuscissi a farlo rendere in proporzione al suo (ma sicuramente renderebbe meno, perchè il suo è certamente ottimizzato), potrei già portare a casina circa un caffè senza brioche al mese. No, a ripensarci, ci dovrei pagare le tasse, mi resta una rotella di liquirizia (dimezzeranno anche i suoi 1000 dollaroni, come capiterebbe qui, in USA?)
Acc... bisognerà fare qualcosa per migliorare...
Per cercare di capire se possiamo migliorare, iniziamo a vedere se sono numeri sensati, in Italia.
Secondo Alexa (per quello che vale, lo sappiamo, certamente misura meglio siti USA, non misura tutto, etc. etc., ma è quanto di meglio abbiamo a disposizione free - fornitemi altri indirizzi, se ne conoscete), il sito di StevePavlina, a spanne, fa dalle 6 alle 12 volte le page view di Beppe Grillo (e dalle 12 alle 24 volte quelle di Pandemia e Macchianera).
Acc... bisognerà passare ad una traduzione all'inglese? Possiamo solo sperare in un massimo intorno ai 100 euro al giorno? (che poi sarebbero tagliati a 50 dalle solite tasse?) Perdiamo 900 dollari al giorno solo perchè non sappiamo l'inglese? Credo che, se dovesse crescere il traffico, converrebbe seguirlo, quel corso (costava meno di 900 dollari al giorno, o ricordo male?)
I dati di Pavlina sono compatibili con i CPC (Cost Per Click)? Beh, abbastanza. Se immaginiamo che ci siano 10 impression per pagina, considerato che un rapporto sensato tra click e impression potrebbe essere del 2%, potremmo calcolare, su 2,4 milioni di pagine, 24 milioni di impression, 480.000 click. I CPC (pagati a chi li eroga, non a chi ne ospita la pubblicazione sul proprio blog) variano tra 0,01 a 0,5 euro circa, secondo il link sopra riportato. Stiamo parlando di un range di 4800-24000 dollari al giorno (sempre per l'erogatore). Se un 20-25% viene pagato all'autore del blog, otteniamo circa i valori che dice Pavlina). Siccome credo che le percentuali siano inferiori, per bilanciare la differenza servirà ottenere il fatturato da modalità diverse dal solo advertising. Credo.
Qualcuno mi sa dare informazioni più precise?
Secondo Pavlina il fatturato è proporzionale al traffico. Ci tocca inventare modi diversi per guadagnare con il blog?
Acc... (dobbiamo sperare nella richiesta di consulenza?)
Comunque sia, per fare traffico e guadagnarci i nostri 50 euro al giorno netti (che sono sempre 15000 netti all'anno, che, se non bastano per arricchirsi e convincerci a lasciare il lavoro, comunque potrebbero aiutare), bisogna partire creando valore. Come per ogni tipologia di vendita.
Se aveste letto, per fare un esempio, Il libretto rosso del grande venditore di Jeffrey Gitomer, ne sareste convinti e, come sto facendo io, stareste cercando di cambiare la vostra figura professionale, da tecnicaccio puro a qualcosa di vicino ad un venditore o ad un uomo marketing, cercando di regalare valore. Perchè regalando valore si ottiene valore in cambio.
E' il solito libro fuffa per i soliti creduloni? Sarà, ma a me è riuscito a vendere l'idea e quasi me ne compravo un altro, se non avessi capito che, se già riuscissi a mettere in fila i suggerimenti di quello, sarebbe comunque un buon inizio.
E non è facile, sono proprio negato per farlo, non è nel mio DNA. Ma mi hanno detto che l'homo sapiens sapiens impara, quindi cercherò di continuare a sbatterci la testa fino a che non otterrò qualcosa o mi convincerò definitivamente di non riuscirci. Per ora sono ancora convinto che sia alla mia portata. Sono il solito presuntuoso.
E comunque mi sto divertendo.
In più, a quanto pare, le impostazioni di un grande venditore, sono fortemente improntate all'etica, e questo mi piace: non sopporto quelli che cercano di vendere fumo, ammiro chi sa valorizzare le cose di valore.
Tornando al valore, credo di poter raccontare qualcosa di utile. Un po' troppa roba per ogni articolo, ma se cercate bene, vedrete che troverete anche qualcosa che vi può servire. Come in soffitta.
Su, vediamo cosa ci suggerisce il nostro amico Pavlina per incrementare il traffico: all'inizio, potrebbe essere d'aiuto un Blog Carnival. E che caspita è? Avevo sentito parlare di Blog rings, ma blog carnival... forse bisogna andare in Brasile? Ce ne saranno anche in Italia? Da una ricerca su Google non ne ho trovati (in inglese sì, in italiano no). Acc...
Ragazzi, torniamo alla considerazione di prima: se non si diventa inglesi, non si fanno i soldi.
Questo post mi ha richiesto 4 ore. Per ora può rendere qualche centesimo al mese.
Soldi facili.
Se attivassi gli AD farei contento chi sta spingendo il Web 2.0 per ottenere i vantaggi della coda lunga di cui ho già parlato, ma, salvo che abbia sbagliato i conti (niente di più facile, peraltro) anche teoricamente non mi sembra che possa essermi utile, al momento.
Non mi resta che continuare per divertimento, poi ne riparleremo tra qualche mese.
ByeDepa
P.S.: coscienza mia, hai ancora qualcosa da dire? Certo, lo so anch'io che se leggessi Dante sarebbe meglio di Gitomer, ma... insomma, mi lasci parlare, almeno per una volta?
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domenica 25 marzo 2007
Keep In Touch

Poco fa ho aggiunto i link al mio blog.
Cosa aspettavo a farlo?
Forse attendevo di capire gli altri blogger e non solo di pensare a scrivere qualche post.
Sì, perchè i meccanismi di questa strana vetrina mi erano del tutto ignoti, fino a circa 2 mesi fa.
Ovviamente sapevo cosa fosse un blog da un punto di vista tecnico e di obiettivi macro.
Avevo pensato di usarlo come marketing personale, come un modo per pubblicare le mie idee, anche senza avere un editore alle spalle.
L'ho sempre pensato come una comunicazione prevalentemente one-way, con qualche feedback, ma essenzialmente cattedratica.
Pensavo che fosse necessario verificare i meccanismi di promozione che ci girano intorno (blog ring, motori di ricerca, Technorati, analisi degli argomenti di nicchia, etc. etc.).
Una sorta di estensione, per altri canali, del freddo (e potente, per scopi professionali e non, per mantenere il contatto) LinkedIn.
Non avevo capito nulla.
Vah beh, poco.
Ok, mi erano sfuggiti solo alcuni aspetti, ma importanti.
Quello che avevo totalmente sottovalutato era la capacità di creare dei dialoghi off-line, di imparare dagli altri e di imparare qualcosa in più su di me.
Non avrei pensato, per esempio, agli effetti collaterali in cui sarei incorso andando a vedere chi caspita fosse quella Isadora che mi stava referenziando.
Per scoprire che ci sono tanti modi di dire veramente qualcosa, di raccontare. Ero abituato a vedere blog stereotipati, con post di una decina di righe, inutili sia per chi li scriveva che per chi ci atterrava. Reblogger, per lo più.
Ma alla casa di Isa ho visto che ci si può infuriare con dolcezza e che possono essere interessanti anche i casi ed i problemi della vita di tutti i giorni degli altri.
Si può essere eleganti, seri, commoventi parlando di una smart card da abilitare.
Si possono trovare dei legami a distanza, pur trattando argomenti diversi.
Ci si può contattare via e-mail e scoprire altri punti di contatto.
Ci si può soffermare a pensare che la casa virtuale, che ti unisce al tuo paese d'origine, possa essere accogliente come dovrebbero essere le mura domestiche e che la nostalgia possa essere raffreddata, immergendola in caldi approfondimenti della propria ed altrui esperienza.
Si possono scoprire link che portano su blog scritti così bene da essere imbarazzati nel trovarsi citati lì in mezzo.
Ti puoi trovare incastrato nel parlare di argomenti troppo grossi per te, perchè, comunque, è un rilassante salotto (anche se in mezzo alla neve) in cui esprimersi.
Potresti conoscere Sgrignapola e salutare il suo maggiordomo Alfred, (ma solo quando ha problemi di personalità - virtuali - multiple), dimenticandoti di chiedergli di estendere i saluti anche al suo collega Jeeves.
Si trascura il fatto che ti possano scrivere persone che non senti da tempo e si possano intraprendere discorsi a distanza, quando credevi che gli auguri ed i saluti e come stanno i bimbi, guarda come sono cresciuti, incontrandosi per caso, fossero il tipo di contatto standard.
Così è capitato che il blog di riuriuchiu, (apparentemente sito di stile letterario della mamma di Elmo, certamente interessante per tutti gli spunti di lettura e altrettanto imbarazzante, come i link su citati, in termini di ricerca della comunicatività ed espressività, con approfondimenti formali, tecnici e multimediali, con le passioni appena lasciate apparire in superficie e subito trattenute e nascoste da una poesia o una domanda ai lettori), abbia portato ad un rinnovato incontro e approfondimenti diversi da quelli dei tempi in cui ci si trovava con gli amici, ai tempi dell'università.
E, di nuovo, scoprire che attraverso il blog si cerca anche supporto psicologico, compagnia, amicizia.
Per capire che si possono imparare utilizzi dell'informatica anche dalla prof. di lettere.
E poi, lrkwz... quante cose ha insegnato a me e ad altri che abbiamo avuto la fortuna di lavorarci assieme.
E, attraverso il blog, mostra ancora una volta che è possibile estendere sia in ampiezza che profondità le proprie conoscenze informatiche, che è necessario essere leggeri nel raccontare problematiche tecniche e, sorpresa (? mica tanto, conoscendolo), che si possono tenere i contatti umani anche tra una riga e l'altra di codice. E non sto parlando dei link che puntano qui, ma del fatto che, tra un post e l'altro, si possa - ma è solo un esempio - anche rendere onore ad un collega. C'è chi insegna senza farlo pesare, perchè è nella sua natura. Io non ci sono mai riuscito e mi fa pensare parecchio.
Agylen, l'ho già citato più volte. Perchè bisogna mostrare il carattere e l'intelligenza, avere il coraggio delle proprie idee in modo anche esagerato. Talvolta un po' sopra le righe, per me spesso irritante sui post scettici, (sono cattolico - lo vedrete presto in qualche post - e qualche primo approfondimento storico, scientifico e teologico mi porta ad esserlo ancora di più, non sopportando le prese di posizione banalizzanti ed aprioristiche), talvolta molto complesso da leggere. Ma oltre l'intelligenza è interessante anche la fonte di energia, mascherata sotto i bit e qualche snapshot. Una dei motivi per cui ho iniziato a scrivere un blog. Un riferimento informatico importante. Una personalità complessa. Forse il più vicino alla mia prima idea di blog, ma comunque parecchio oltre la semplice esposizione.
In raeazione allo scetticismo appena citato, segnalo anche Kattoliko Pensiero (che, per ora, leggo e basta, neanche troppo spesso). Nonostante siano anche necessarie posizioni così forti, preferirei qualcosa di meno 'politicamente scorretto', più tecnico, più storico, più vicino alla comprensione dei molti (alla mia, in particolare).
Più Messori, se potessi chiedergli un blog e non solo il sito.
Siamo in un momento in cui è più facile nascondersi nel pensiero dell'opinione pubblica, opportunistica e personale, circondati da presunte modernizzazioni, che ripetono, spesso banalizzandoli, problemi già approfonditamente discussi nei secoli (quindi, tutt'altro che moderni). Le stesse pretese spesso rinascono in noi stessi ed è sempre utile avere (anche su Internet e nonostante i grandi problmemi per individuare fonti affidabili, all'interno del marasma delle informazioni di ogni tipo) chi ti ricorda che restiamo sempre nani, ma troppo pigri e distratti da mille sciocchezze per aver voglia di salire sulle spalle dei giganti, come sapevano di dover fare i nostri antenati.
Gli altri link che ho aggiunto non rientrano in qualcosa che mi ha preso di sorpresa nei blog, se non la possibilità di poter dare informazioni esaurienti, qualitativamente elevate, interessanti. Non scritte per caso o (solo) per interesse e vetrina.
Mi raccontano dei miei amici motociclisti che quando si incontrano con altri di questa loro strana specie, si scambiano un gesto di saluto cavalleresco e di rispetto (è sempre stato inutile fargli notare che anche tra automobilisti ci si saluta spesso, sono troppo di parte, negano anche l'evidenza per principio, arrivando persino a sostenere che il medio alzato non è un saluto). Ecco, le prime esperienze che ho avuto scrivendo su Internet mi hanno fatto pensare a diverse forme di simili gesti di cavalleria (come per i motociclisti, intendo, non gli automobilisti).
E non solo da parte dei blogger. La maggior parte delle foto che accompagnano i miei post, arrivano da Stock.XCHNG. Lì sopra un sacco di gente in gamba condivide gratuitamente (per lo più) i propri scatti. Alcuni richiedono di essere avvisati.
E così ho conosciuto juliaf (Concorde, USA, che lavora in un centro per i diritti dei disabili) e jazza (Amsterdam, graphic designer). Mi hanno ringraziato. Cioè, loro hanno fatto la foto, io l'ho usata, l'ho notificato e loro hanno ringraziato me (mi sono sentito piccolo così). E abbiamo anche scambiato due parole (con juliaf sull'Italia e gli USA, con jazza su Calvino - ha pure letto un libro che mi manca...).
E' l'isola che non c'è? Dobbiamo usare la maschera dei nickname, per comportarci in modo umano?
Fatevi sentire, ora che mi sono accorto che sono io e non il mio blog, che ho bisogno dei vostri feedback.
ByeDepa
P.S.: bleah, quanto miele... quanti visitatori non occasionali mi sarò giocato con questo fare patetico?
P.P.S.: se pensate che sia un post patetico e melenso, non avete capito nulla.
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lunedì 5 marzo 2007
Crisi di rigetto

Sto leggendo Crypto, di Dan Brown.
Non so perchè l'ho fatto.
Mi sarei dovuto fermare subito dopo il Codice Da Vinci, come ci si attenderebbe da ogni essere pensante.
No, non mi è bastato: un po' mi vergogno, ma devo confessarvi che ho letto, qualche mese e pochi libri dopo, anche Angeli e Demoni (uno dei peggiori che abbia mai affrontato, con tanto di salvataggio finale dopo caduta da un aereo che potrebbe essere giudicato un po' forzato anche dagli autori di Mission Impossible e irrealistico persino per i cartoni animati dello Squadrone Avvoltoi di Dick Dastardly).
Quando si tira troppo la corda, prima o poi si rompe (e io mi sono rotto, casomai non si fosse capito).
Fortuna che esiste la terapia Calvino.
Non è la prima volta che mi capita, ho già fatto cose simili, per esempio, con Valerio Evangelisti e il suo Eymerich o con Frank Herbert e Dune - in quest'ultimo caso, in effetti, il primo libro della saga è proprio bello: sono i successivi, che avrei preferito non conoscere.
A mia parziale discolpa vorrei dire che, almeno nei casi citati, c'è effettivamente qualcosa che ti fa venir voglia di dargli un'altra possibilità, c'è dell'inventiva, della capacità.
Che resta una promessa, purtroppo, al reiterarsi dei tentativi.
E così, eccomi cercare qualcosa che tolga questo gusto di amaro.
Se vedete qualcosa che sembra un saggio scritto da Italo Calvino e che non ho ancora letto, avvisatemi, per favore: non riesco a resistere, è quasi più godibile che sui racconti e sui romanzi.
Se lo leggete per Palomar o per le Cosmicomiche, non abbiamo, evidentemente, gli stessi gusti: anzi, dopo un po', pur essendo dei giochi straordinari, li trovo pure un po' noiosi.
Già il Castello dei destini incrociati è su un'altro livello, pur partendo da principi simili.
Il primo libro di questo autore che ho letto è il primo che lui ha scritto: Il sentiero dei nidi di ragno.
Ero ai tempi del liceo e mi stavano bombardando con la Resistenza. Mi avevano fatto partecipare a conferenze sull'argomento, non potevo girarmi senza vedere un partigiano, ci facevano pure fare dei concorsi letterari.
Arrivano le vacanze estive: la prof. di lettere ci affibia quel testo come compitino, anticipandoci che è la lettura di quel periodo con gli occhi di un bambino.
L'ho guardato per giorni, da lontano, prima di avere il coraggio di avvicinarmi.
L'ho aperto e ho letto l'introduzione scritta da non ricordo chi e sono tornato alle mie vacanze.
L'ho iniziato e l'ho finito in poche ore, tutto d'un fiato. Bellissimo.
Pochi giorni dopo compravo Il cavaliere inesistente. Fortunatissima scelta, anche rispetto agli altri antenati. Un breve romanzo quasi perfetto e in totale armonia, a mio parere, con quanto espresso nelle Lezioni Americane, nonostante tutti gli anni di distanza.
Ma, come dicevo, è quando diventa serio che il suo genio si esprime, forse, al meglio.
Non ho potuto resistere alla sua rilettura dell'Orlando Furioso.
Certamente sa il fatto suo, quando ci spiega Perchè leggere i classici.
Ho dovuto comprare la sua raccolta di Fiabe Italiane(cofanetto in 3 volumi, con la scusa che mi sarebbero serviti per i miei bimbi), dopo essermi sbranato Sulla Fiaba.
Ma le Lezioni Americane ve le consiglio in diretta antitesi alla paranoia da cospirazioni globali di Dan Brown.
Parla di valori da salvare nella letteratura del nostro millenio.
Ora, è meglio che non stiate scrivendo un blog, quando vi rileggete questo saggio.
Perchè è facile criticare gli altri, ma come la mettiamo quando cercate di verificare se i vostri post saranno ricordati nelle antologie scolastiche dei prossimi secoli?
Dunque, vediamo...
LEGGEREZZA
E', evidentemente,sottrazione di peso [...] alla struttura del racconto e al linguaggio.
L'intervento cita pure il software, per farmi capire che l'ha scritto proprio per meLe macchine ci sono ancora, ma obbediscono a bit senza peso.
Voi che non vi perdete neppure uno dei miei post sapete bene che non ho chances, in questa direzione: mettiamoci Una pietra sopra (altro titolo di altra opera di Calvino: sarà un caso?).
RAPIDITA'
Nelloscarno riassunto [...] tutto è lasciato all'immaginazione e la rapidità della successione dei fatti dà un senso di ineluttabilità.
Fortunatamente per me aggiunge:non voglio dire che la rapidità sia un valore in sè: il tempo narrativo può essere anche ritardante o cuclico o immobile.
Poi, però, rincara la dose:Un ragionamento veloce non è necessariamente migliore d'un ragionamento ponderato; tutt'altro, ma comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza.
Ma mi salva ancora:La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura: tutte qualità che si accordano con una scrittura pronta alla divagazione
e mi fermerei qui, fintanto che pareggio, su questo punto (sapendo di forzare un tantino l'interpretazione...).
Comunque, non poteva sapere, nel 1985, che avremmo sentito l'urgente bisogno di promuovere la prima giornata mondiale della lentezza, lo scorso 19 febbraio.
ESATTEZZA
State certamente pensando che su questo punto me la caverò, perchè sono un preciso (mi pare di aver sentito qualcuno di voi dire 'rompiballe', mentre scrivevo 'preciso', ma mi sono certo sbagliato).
Temo di dovervi deludere, perchè si tratta di:1. disegno dell'opera ben definito e calcolato
E fin qui: questi post, in realtà, sono più studiati di quanto possa sembrare2. l'evocazione di immagini visuali nitide, incisive, memorabili
Temo non valga considerare le foto e i filmati allegati, purtroppo (che, tra l'altro, non sono neppure miei)3. un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell'immaginazione
Dovrei evitare varianti dagli argomenti tecnici, voi che ne pensate?
VISIBILITA'facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall'alineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini.
Beh, qui dovete dirmelo voi: senza considerare i jpg che illustrano i miei post, la loro lettura vi ispira immagini? "Vedete solo rosso, con gli occhi iniettati di sangue"? ... ahem ...
MOLTEPLICITA'romanzo contemporaneo come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo
Beh, senza paragonarmi a Gadda, direi che, non per merito mio, ma per come è fatta Internet, grazie alla Wikipedia ed allo stesso concetto di blog, ci siamo (cosa stava leggendo Tim Berners-Lee, al CERN, tra il 1991 ed il 1992?).
O no?
Certo che se mi commentaste qualche post, la connessione tra le persone sarebbe pure meglio.
Riassumendo: dopo questa analisi mi sono autoconvinto che sia giusto continuare a scrivere questo blog, almeno finchè non riuscirete a far smettere di scrivere i suoi libri a Dan Brown (tanto, se io ottengo un 2/5 risicato, nel confronto con le Lezioni, se lui supera l'1/5 inoltro protesta formale).
ByeDepa
P.S.: le mie scuse a Calvino, per aver mal citato il suo straordinario lavoro, per averlo interpretato secondo le mie esigenze e per aver qui selezionato solo pochi dei titoli di cui ho veramente molto goduto
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venerdì 16 febbraio 2007
Pausa di riflessione
Come? Appena iniziato, già fai una pausa? "Posso solo esprimere la modesta speranza che possa essere considerato degno di
Lasciatemi, almeno, spiegare, cercate di capirmi, ho subito un duro colpo e devo riprendermi.
Pensavo di essere l'unico a potersi fregiare del soprannome Depa al mondo.
[...]
Potreste farmi notare che avrebbe potuto sfiorarmi vagamente l'idea quando Blogger non ha accettato il primo titolo che volevo dare al blog e mi ha proposto, invece, depa1356.
Come? Appena iniziato, già fai una pausa?
Lasciatemi, almeno, spiegare, cercate di capirmi, ho subito un duro colpo e devo riprendermi.
Pensavo di essere l'unico a potersi fregiare del soprannome Depa al mondo.
Va beh, sapevo dell'esistenza di una multinazionale con lo stesso nome (non è mia, purtroppo).
Quello che non immaginavo (o forse non volevo credere) era la presenza di molte altre persone con lo stesso nome e/o soprannome.
Potreste farmi notare che avrebbe potuto sfiorarmi vagamente l'idea quando Blogger non ha accettato il primo titolo che volevo dare al blog e mi ha proposto, invece, depa1356.
Ammetto di averlo pensato. Da cui, dovete convenirne, l'idea geniale di aggirare il problema, pensando a 'Il Depa', evidenziando, almeno, il primato.
Parafrasando Wodehouse in Lampi d'estate (Summer Lightning), ero convinto che fosse il titolo ideale per il mio blog e come lui ho dovuto subire una diminuzione del mio entusiasmo alla scoperta di non essere l'unico ad apprezzarlo. Il grande umorista concludeva la prefazione dicendo
Purtroppo il marketing impone una forte differenziazione e, per citare un altro grande (credo il capitano Kirk nel secondo o terzo film di Star Trek), "mi piace pensare che ci sia sempre una via d'uscita".
essere incluso tra i 100 più bei libri intitolati Lampi d'estate"
Ora, sono anni che firmo le mail meno formali come alla fine di questi post.
Da cui la nuova idea per il titolo del blog.
Se mi date un momento mi riprendo e cerco di dimostrarmi che l'ho scelto apposta (no, "inizio e fine che coincidono, universo sferico etc. etc."
In questo momento di tristezza si sta facendo largo l'impressione che con tutti questi blog, al posto che condividere conoscenza, si stia aiutando spontaneamente il secondo principio della termodinamica a farsi largo su Internet. Che non ne ha bisogno, come tutti già sappiamo.
Dovremmo parlare al più presto anche di Web Semantico, temo.
ByeDepa
P.S.: per tutti gli esegeti di questi post, suggerisco di fare perno sul sottotitolo del blog
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giovedì 15 febbraio 2007
Si inizia
"Non è un libro" - si ripeteva il Depa - "non devi venderne decine di migliaia di copie, non è importante come lo inizi."
Ma che lo scrivo a fare? Per farmi leggere, ovviamente.
Altrimenti avrei disabilitato gli accessi a tutti tranne a chi scrive il blog.
Che poi sarebbe come ricondursi ad una specie di Intranet o, visto che sarei il solo editor, al diario personale, quello che si scriveva una volta (c'è ancora chi lo scrive? fatemi sapere) con procedure di autorizzazione implementate da un lucchetto.
"Non è un libro" - si ripeteva il Depa - "non devi venderne decine di migliaia di copie, non è importante come lo inizi."
Ma che lo scrivo a fare? Per farmi leggere, ovviamente.
Altrimenti avrei disabilitato gli accessi a tutti tranne a chi scrive il blog.
Che poi sarebbe come ricondursi ad una specie di Intranet o, visto che sarei il solo editor, al diario personale, quello che si scriveva una volta (c'è ancora chi lo scrive? fatemi sapere) con procedure di autorizzazione implementate da un lucchetto.
Uno di quei diari in cui riportare cosa era successo nella giornata e a cui confidare le proprie speranze e paure (un po' alla piccola Katy che, però, il lucchetto, secondo le testimonianze giunte fino a noi, non lo usava).
Invece ho lasciato libera la lettura, quindi è evidente che voglio farmi leggere.
Quindi sarebbe meglio iniziare in un modo memorabile, come avrebbero fatto Dante o Manzoni.
Ma è solo un blog, no? Sarebbe un po' esagerato, sarebbe pretendere di confrontare un banner pubblicitario con la Gioconda e usare la parola creativo, come purtroppo ho sentito fare, con atteggiamento da artista, da alcuni Web designer.
In realtà ho sempre creduto che qualunque cosa si faccia vada fatta bene (ed è grave che non sia in grado di dire se dipenda dall'educazione o da un retaggio di una vecchia pubblicità di deodoranti con Adriano Panatta).
Le croste dipinte nel tempo sono molto maggiori delle opere d'arte e la differenza tra artista ed hobbista la fa la qualità, che sta nel talento, ma anche nell'impegno.
Forse, Manzoni e Dante, se fossero vissuti in questo tempo, avrebbero scritto (anche) un blog. E, tra gli oltre 57 milioni di blog esistenti ad oggi, sarebbero riusciti a stare in testa alle classifiche di Technorati e simili (Manzoni, che pensava continuamente ai suoi 20 lettori, sarebbe stato molto interessato a rating di questo tipo). Ovviamente, per essere letti, avrebbero dovuto rilavare i panni in Arno, essere un po' più vivaci, un po' più brevi (avete presente Dolenti declinare in Diario Minimo di Eco? Ho sentito dei no: consiglio di colmare la lacuna, perchè anche se un po' datato in alcuni punti, vale la pena, se non altro per non fraintendere cosa sto dicendo... A proposito, Eco tiene un blog? In che posizione è?)
Quindi, dovrei cercare di iniziare bene fin da subito.
Quindi sarebbe tutto da rifare, perchè l'inizio non è un gran che e vi starete già annoiando.
Non tornerete più?
Neppure se le prossime volte vi parlo di Intelligenza Artificiale (beh, magari partiamo light, dall'AIML - Artificial Intelligence Markup Language - prima di arrivare a Cyc e all'nlp) o di architetture SOA? Neppure se prometto di smettere di aprire e chiudere parentesi come se stessi programmando in Lisp, che non si capisce nulla, quando si legge?
Neppure se prometto di non mentire più?
Affari vostri.
ByeDepa
P.S.: questo blog ha i commenti moderati, per ridurre le possibilità di spam blog e perchè non mi piacerebbe che leggeste cosa mia moglie pensa di questo post.
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