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giovedì 8 novembre 2007

CRUDeli variazioni


In Centomila miliardi di poesie, Queneau prende 10 sonetti, con le stesse rime, fa una striscia per verso e li impagina come in un gioco di identikit per bambini, in modo che si possano combinare fino a produrre quanto promesso dal titolo.

Facile notare che è la struttura formale dei sonetti e le regole che Queneau si è imposto che gli permettono di raggiungere il risultato. Ed è lo stesso scrittore ad evidenziare che:
"Il classico che scrive la sua tragedia osservando un certo numero di regole che conosce è più libero del poeta che scrive quel che gli passa per la testa ed è schiavo di altre regole che ignora." [Che cosa è l'arte? - 1938 - Raymond Queneau]

Chi mi conosce sa che, se vi sto parlando di letteratura che si compone dinamicamente, in realtà, niente di più facile che stia per propinarvi quelle due righe indispensabili per l'introduzione a, che so, la generazione automatica di codice.

Chi mi conosce potrebbe pure immaginare che, se mai qualcuno potesse azzardare un assurdo paragone tra una metodologia informatica ed una medicina (cosa che mai faremo), io cercherei di portare l'attenzione sul fatto che le buone medicine vanno prese, ma meglio se dopo consultazione con uno specialista, sempre solo dopo aver ben letto le istruzioni per l'uso, capito che davvero curano il nostro male e stabilito che non contengano controindicazioni anche gravi.

Infatti, se certe regole le applica Queneau, il divertimento potrebbe anche diventare arte, ma con autori meno accorti si potrebbe rimanere fermi al generatore automatico di poesie della mutua, perdendosi anche il gusto dello scherzo.


Come spesso in altri casi, la mia vita virtuale e quella reale si confondono, si intrecciano lavoro e interventi sui blog (ancora su quello di Isadora, in un post già citato, anche se oramai un po' perso nel passato) e anche spiaggie e montagne le vedo da tempo solo renderizzate.

Non posso, invece, girarmi senza sbattere contro qualche progetto che si basa sulla generazione automatica di codice.

Dopo 8-10 volte, dopo aver escluso di essere coinvolto in una candid camera, mi ha sfiorato il dubbio che il senso di dejavu fosse accompato anche da un senso di disagio, dalla domanda se e quando questo processo nel mio passato si sia dimostrato effettivamente parte di una metodologia produttiva o fosse solo un modo di automatizzare il cut&paste (da non intendersi necessariamente in senso negativo: chi è senza peccato...).

Sourceforge, ad oggi, anagrafa tra i 2700 e i 2800 progetti nella categoria Code Generators: tra i primi 10 ci sono almeno 4-5 compilatori o estensioni, 1 progetto ERP (che, contrariamente a quanto potreste immaginare, ha davvero a che fare con questo post), 1 progetto per generazione di codice partendo dall'UML e 3-4 generatori generici template-based.

Per mancanza di tempo cercheremo di escludere almeno i compilatori, che richiedono ben altra teoria, per concentrarci su casistiche più semplici, tipicamente quelle rappresentate da un modello dati che viene trasformato in un generico output (visivo, su file, come vi pare) sulla falsariga di un template elaborato da un qualsivoglia motore, possibilmente in modo più dichiarativo possibile e senza ricompilare, al fine di produrre nuove righe di codice leggibile ed, eventualmente, modificabile e riusabile.
Uno dei tanti pratici e quasi classici utilizzi del classico pattern MVC, insomma. Estenderemo appena questo ambito, giusto perchè non ha senso limitare la fantasia (anzi, se volete poi segnalare altri curiosi impieghi e approcci, siete, al solito, benvenuti).

Diamo per scontato che abbiate già visto e/o usato generazioni automatiche, almeno una volta, per esempio per creare automaticamente codice e form di CRUD (per i 2 che non lo sanno, è l'acronimo con cui si indicano le operazioni alla base della gestione di dati: Create Read Update Delete). Magari con successo. Le stesse due-tre formettine, sempre uguali per l'intera applicazione, di semplice gestione di dati piatti, con pochi bottoni, sono spesso rese con strumenti simili, partendo dal reverse del database (e qualche altra informazione minore riguardante resa grafica, lookup, etc. etc. Approccio convincente, in fondo. Sembra funzionare.
Vien da chiedersi se non sia possibile estendere la tecnica ad altre casistiche.

L'utilità nel generare codice da compilare per le interfacce, soprattutto quando sia richiesta grande velocità non raggiungibile con sole generalizzazioni ottenibili componendo dinamicamente le pagine è indiscutibile. Tecniche simili sono utilizzate da molti CMS per per produrre siti Web con numero elevatissimo di accessi e ridotta richiesta di personalizzazione della navigazione da parte dell'utente): si creano tutte le pagine in html, al posto che passare da jsp, che, fossero pure basate su grandi cache, su numeri enormi possono far sentire il loro peso (beh, nei siti più importanti, dove viene richiesta una fortissima interazione user-centrica, comunque, l'approccio a pagine statiche non è praticabile e bisogna scalare aumentando l'hardware).

Sulle interfacce grafiche viene bene, anche perchè la generazione automatica supplisce, in parte, alla ridotta o non disponibile ereditarietà di implementazione tipica di tecnologie di front-end (jsp, aspx, etc. etc.).
[Che poi sia un bene non esagerare, in generale, con l'ereditarietà di implementazione e che sia poco sensato e/o mal definito pensare non solo di riusare componenti, ma anche di far ereditare posizioni e presentazione a pagine diverse, è altra questione che non vorrei tirare in ballo in questo post].

Non per nulla gli ambienti di sviluppo e progettazione visuali sono uno dei modi più comuni per produrre codice senza scriverlo direttamente, in una continua interazione tra utente ed IDE (particolarmente continua e interessante laddove venga gestito anche il roundtrip e relative difficoltà di riallineamento tra il codice scritto manualmente e quello generato - risolto, il più delle volte, con aggiunta di commenti, placeholder e dichiarazioni varie nel codice da parte del generatore + richiesta di scrivere, gentilmente, appena fuori dalla zona riservata).

Altro caso classico di generazione del codice è quello fornito da strumenti ORM, che, partendo da un reverse del DB generano le classi nel linguaggio di vostra elezione, per supportare il pattern DAO. Non insisto ad approfondire un argomento che mi piace molto poco, come già sapete, ma dovevamo citarlo, non fosse altro che per evitare accuse di averlo appositamente escluso.

Uscendo dagli esempi e cercando di generalizzare, inizio a segnalarvi che su SoftwareReality si trova una bellisima serie di articoli, completi e approfonditi, sull'argomento.

Può qui giovare riprendere e commentare almeno la pagina che tratta di vantaggi e svantaggi dei generatori di codice.

Vantaggi:
  • Ultra-consistenti: perchè generati proceduralmente
  • Maggior pulizia e semplicità del codice: portano il programmatore a ridurre le attività di generalizzazione, concentrandosi su cosa serve ora; ogni modifica potrà essere aggiunta sul template del generatore, riproducendo il codice (a meno di modifiche intervenute sulla prima generazione e/o a meno di necessità di gestione - solitamente complessa - del roundtrip, ovviamente)
  • Stabile e bug-free (il debugging si concentra PRIMA dell'inizio del progetto): verissimo, ma non è trascurabile il fatto che, se il debug del motore di generazione (tipicamente costoso/molto costoso) avviene PRIMA dell'inizio del progetto, non lo paga il cliente, ma qualcun altro (noi, se siamo noi ad aver progettato il generatore di codice, è un nostro investimento). E' certamente vero, comunque, che in presenza di poche modifiche in corso d'opera a motore e template, ogni generazione successiva può essere eseguita automaticamente o eventualmente con solo piccola supervisione.
  • Produce molto velocemente una nuova API aggiornata e garantita, partendo da una descrizione del dominio del problema: anche questo verissimo, ma la sua potenza e flessibilità dipende dalla flessibilità con cui abbiamo generalizzato il nostro generatore ed il relativo dizionario dati (più è flessibile più sarà probabile un significativo investimento iniziale). Qualcuno ritiene che sia questa la forza di alcuni degli ERP/CRM Open Source di maggior successo.
  • Customizzabile: inoltre non necessariamente serve il codice del generatore come dice l'articolo da cui siamo partiti, se possiamo agire su template, dizionario dati, regole (a meno, ovviamente, di non considerare come codice anche questi tre elementi)
  • I cambiamenti di generatori/template, codice generato e progetto vanno di pari passo: se è necessario un cambiamento strutturale lo si fa sul generatore/template e si propaga ovunque . Non bisogna, però, perdere di vista il problema del roundtrip di cui parlavamo sopra. Non di rado, dopo la prima generazione, si rischia di non riuscire a stare dietro ai cambiamenti. Ovviamente la nostra generazione dovrà prevedere una architettura che separi le personalizzazioni dal codice generato. Lo si può fare con righe di codice "riservate", come i tool visuali di cui parlavamo, o (meglio, ma non sempre così facile) separando il codice generato dal codice modificabile in classi diverse e legandoli con qualche pattern.
  • I programmatori sono liberi di concentrarsi su aree di sviluppo di maggior rilievo (il morale migliora, la produttività cresce): è forse uno dei punti di maggior interesse... se la generazione del codice non vincola troppo e non richiede troppo (altrimenti si ottiene il risultato opposto). Questo vantaggio è particolarmente vero se gli sviluppatori in questione non sono quelli che devono gestire anche il generatore, dizionario dati e relativi template, ovviamente.
  • Insegnano a scrivere codice: solitamente ci si attende che il codice generato sia ben scritto e consistente al 100% (ma tra teoria e pratica ce ne passa) e i programmatori (junior) possono imparare dallo stile del codice generato. Vero solo se confrontato con metodologie che prevedono documentazione da leggere per le style guide e solo se il codice viene veramente letto. Nella pratica mi capita di vedere che non venga letto (e/o applicato) nè il documento degli standard, nè il codice scritto da altri (anche senza generarlo automaticamente, tra codice prodotto in-house da senior e codice esterno, disponibile in centinaia di migliaia di progetti open source ce ne sarebbe a sufficienza, anche senza generatori; senza considerare che il codice generato, solitamente, riguarda parti concettualmente più semplici, da cui si può imparare meno)
Svantaggi:
  • Prima bisogna scrivere il generatore: lo abbiamo detto sopra, i costi si spostano sull'investimento. Inizia ad aver senso quando lo stesso generatore si può riusare su più progetti, perchè, a quel punto, i costi si abbattono e si è più competitivi della concorrenza. E' un po' come scrivere librerie o framework aziendali (ma questo punto lo approfondiremo - non so se oggi o quando, ma lo faremo)
  • Applicabile solo all'interno di ambiti e condizioni specifici (almeno fino alla realizzazione del primo generatore basato sulla comprensione del linguaggio naturale: poi sostituiremo il dizionario dati con le specifiche e sarà libero di interpretare a modo suo e fare lo stesso casino di un programmatore umano). Anche l'articolo citato suggerisce che il codice generato sia da considerare un supporto per le parti aggiuntive, scritte manualmente, una sorta di API
  • Se il codice generato deve trattare con database, questi devono essere progettati e normalizzati bene, perchè i generatori solitamente non si comportano bene con database con caratteristiche particolari: vero, a questo riguardo possiamo solo aggiungere che non è raro che il database stesso (o, almeno, parte di esso) siano parte del codice generato. Generatori che si adattano a database esistenti sono solo generatori più flessibili, che estrapolano parte del loro dizionario dati dai metadati, dal reverse del db.
Mi sembrano necessarie alcune considerazioni aggiuntive:
  • di fatto, per generare il codice, è necessario operare una sorta di generalizzazione. Spesso conviene, a mio parere, chiedersi se non ci sia l'alternativa di progettare una soluzione generale, al posto che generare il codice, per gestire direttamente la problematica. Pro: potrebbe essere più manutenibile (una sola/poche classi al posto delle decine/centinaia/migliaia generate + quelle del generatore che sarebbero, comunque, da manutenere). Contro: un comportamento generale può girare più lentamente di uno generato in modo specifico, in fase di esecuzione (ricordate l'esempio dei CMS all'inizio di questo post?)
  • vale la pena di considerare, a seconda dei casi, modalità di generazione progressiva, prodotta dall'interazione uomo/macchina. Vantaggi: flessibilità e velocità. Svantaggi: maggior rischio di complessità per gestione roundtrip. Laddove questa generazione sia nascosta all'utente (non programmatore, ma utente finale), potrebbe essere pericolosa e pesante. Per fare un esempio di una simile casistica, conviene pensare a strumenti di data mining o di interrogazioni dei database semplificate per gli utenti finali: da una semplice interfaccia si generano query SQL, senza che l'utente debba conoscere SQL (il caso più semplice è il QBE, Query By Example). A parte il fatto che, solitamente, in questi casi, si perde molta della potenza del linguaggio sottostante, mi viene sempre in mente il drag&relate visto nel 2001 su Top Tier (oggi inglobato in Sap Portal - che, tra l'altro, non vedendolo dal 2004, non so se mantenga ancora questa caratteristica, che già tendeva a nascondere): metteva facilmente in relazione entità anche complesse di database (anche alla base di ERP come SAP e BaaN, ai tempi), generando output in base al fatto che l'utente poteva trascinare righe di una entità su un'altra entità e le join ed i filtri li applicava lui secondo regole dedotte dai metadati e corrette/integrate manualmente sul suo dizionario dati. Bellissimo strumento demo (almeno per i tempi), aveva il piccolissimo difetto che, al terzo-quarto drag&relate poteva anche riuscire a mettere in ginocchio il server, dal momento che generava continue subquery di complessità arbitraria, come i vedeva bene dai log degli ODBC. Attenzione a problematiche simili generabili dai constraint di Hibernate, nel caso il programmatore non conosca bene la struttura del DB sottostante (e se lo conosce, forse ci siamo persi parte dei vantaggi di Hibernate stesso e dell'ORM... siccome ho già detto che non insisto, non insisterò...)
  • Esistono, oggi, sistemi anche molto complessi che utilizzano la generazione di codice a partire da dizionari dati di dimensioni e obiettivi importanti: Compiere ERP e i suoi figli ADempiere e OpenBravo (era lui, ad essere indicato tra i primi 10 Code Generators in sourceforge) costituiscono uno degli esempi più eclatanti: una buona parte dell'ERP si rigenera sulla base di regole e descrizioni di relazioni tra entità. Magari ne parliamo meglio in qualche prossimo post, riguardo a strumenti OpenSource per le aziende. Fossero solo gli unici esempi (anche in caso di funzionamento parziale rispetto al dichiarato), sarebbero sufficienti per rendere questa metodologia come degna di considerazione, ben al di sopra dell'automatizzazione del cut&paste di codice.
Oltre ad annoiarsi con le considerazioni di cui sopra, con la generazione di codice ci si può anche giocare (anche perchè generazione è una parola piena di significati, anche importanti, non vogliamo mica lasciarla passare senza far nulla, vero?).

Non so se abbiate presente CRobots. Si tratta di un gioco per programmatori: si programma il comportamento di un robot e lo si manda a combattere in un'arena con altri robot e, ovviamente, ne rimarrà soltanto uno.

Per un esame universitario misi assieme CRobots e algoritmi genetici (voglio dire: se parliamo di generazione, parliamone fino in fondo) per far evolvere programmi in grado di giocare a CRobot (per superare i limiti di potenza di un 8086, non potendo permettermi un algoritmo di selezione effettivamente basato sul combattimento in arena, troppo lento - ogni partita richiedeva minuti, tempo non compatibile con la durata attesa della mia vita -, dovetti pensare ad un modo di 'far leggere' il codice all'algoritmo di selezione, con delle euristiche per valutarne la bontà - via il dito dal tasto sinistro del mouse, ve ne parlo un'altra sera...).

In termini evolutivi non ho passato di molto il brodo primordiale, ma è bastato per vedere robot immobili trasformarsi in quelli dotati di un ridotto movimento (troppo movimento era dannoso: finivano a suicidarsi contro il muro), fino ad arrivare a quelli che vendevano cara la pelle sparando qua e là a caso.

Generazione automatica ed evolutiva di bug, in fondo, pur all'interno di un codice stilisticamente accettabile e sintatticamente corretto, perchè preimpostato (provate a rileggervi vantaggi e svantaggi, in questa ottica, potrebbero assumere un altro aspetto).

In ambiti più complessi la generazione di codice può fermarsi un attimo prima, ad una proposta di generazione (la differenza sta solo nell'applicare o meno il risultato), richiedendo una più esplicita e forzata interazione tra uomo e macchina.

Essendo parecchio malati potrebbe pure capitare di laurearsi con una tesi (di Artificial Intelligence, ovviamente, che so, intitolata Sistemi basati su conoscenza che analizzano il proprio ragionamento) impostata su un sistema esperto che si limiti (con la modestia che mi contraddistingue) a proporre le modifiche alla propria base dati, senza modificarla, partendo dall'analisi della base dati stessa, dai risultati forniti e da quelli attesi e interagendo con l'esperto di dominio.

Siccome dopo aver giocato con la parola generazione ora stiamo sforando nel giocare anche con la parola codice, possiamo estenderne appena appena il concetto e chiudere il giro (sempre per passi e per vie traverse e contorte, si intende e ci mancherebbe altro) tornando dall'informatica alla letteratura da cui eravamo partiti, citando una serie di generatori di codice molto particolare, di linguaggio, in modo da arrivare a generatori di storie, il cui capostipite, se la memoria non mi inganna, dovrebbe essere Storyteller, del già più volte citato Shank.

In questo caso la generazione deve passare da un motore che conosca, tra l'altro:
- i principi minimi di base di semiotica che chiunque impara da bambino leggendo Eco o, almeno, le già citate classificazione di Aarne e Thompson e schema di Propp, per estrarre alcune conoscenze relative alla struttura dei racconti
- due o tre concetti di come si susseguono le azioni nel mondo reale (script basati su Conceptual Dependency nel caso di Shank)
- qualche (minima) capacità semantica (di fatto, compresa nel punto precendente)

Per evitare che pensiate che mi stia inventando, appunto, delle storie, vi cito qualche link d'esempio, che parta da un significativo elenco di link a generatori di storie (di diverso livello e diversi argomenti), per passare ad una introduzione, schemino (con altri link) e qualche modello per raccontare storie più evoluto ed accademico, che, magari, sia in grado di sottolineare le emozioni dei personaggi, per finire giocando su qualche narratore online (dal generatore di trame per il cinema, ad esperimenti che si spingono anche a cercare foto coerenti con il testo fino a cercare di far soldi, sfruttando i generatori automatici per diventare ricchi scrivendo un romanzo).

Approfondire anche questo argomento ci riporterebbe su un discorso già più volte sfiorato e mai intrapreso.
Che non abbiamo tempo e spazio di iniziare neppure stavolta.
Peccato...

Bye

    Depa
P.S.: potrebbe venirvi in mente anche di costruire post automaticamente, che contengano le parole più cercate, per far salire il ranking e gli hits sul proprio blog. Curiosamente l'esito può anche non risultare così insopportabile da leggere rispetto a molti articoli di blog scritti appositamente per l'ottimizzazione nei motori di ricerca. Anzi, talvolta mi sorge pure il dubbio che, con la generazione automatica, certi programmatori e romanzieri si siano già spinti più avanti di quanto io sappia e vi abbia raccontato...

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venerdì 23 febbraio 2007

Non ibernatemi


David Blaine, nel novembre del 2000, si fece rinchiudere vivo in un blocco di ghiaccio da 6 tonnellate in cui stette in piedi per oltre 61 ore, in bella vista a Manhattan's Times Square indossando solo un paio di pantaloni e degli stivali. Lo stunt è noto come Frozen in Time e purtroppo non ne esistono immagini gratuite, quindi ho usato una controfigura e voi dovrete andare sui diversi siti per vedervi quelle vere.
Non ripetetelo a casa, è pericoloso :)


In realtà è un'altra l'ibernazione di cui vorrei parlare, quella che da il nome, appunto, a Hibernate, ovvero la gestione della persistenza di oggetti su RDBMS, con relativi problemi di mapping tra queste due diverse tecnologie, noto anche con la sigla ORM, Object Relational Mapping.

Purtroppo non c'è stato verso di semplificare e rendere più leggero questo post: è una delle cose più pesanti che abbia mai scritto e cita altre fonti che farebbero sembrare dei fumetti i testi di Dostoevskij. Non sto scherzando, siete avvisati.



The Vietnam of Computer Science è un post di Ted Neward , oramai citato ovunque si parli di ORM (Object Relational Mapping) seriamente e senza voler proporre un prodotto, in cui vengono chiaramente espressi molti problemi di questa tecnica, in modo molto più colorito di quanto io possa fare (e, fatto curioso, decisamente dilungandosi di più di quanto io possa nemmeno immaginare di fare: se lo leggerete, imparerete ad apprezzare molto le mie doti di sintesi).

Credo che il titolo basti da solo ad indicare la gravità di quanto Ted pensa a proposito dell'ORM, ma vi anticipo subito che, seppur io fossi già d'accordo prima di leggerlo (pur non avendolo mai razionalizzato in modo così completo, prima), ci sono anche posizioni più favorevoli (per es. questa e quest'altra, entrambe di un professionista di grande esperienza e notevoli capacità, con cui ho avuto il piacere di lavorare nel primo progetto della mia carriera).

C'è, onestamente, la possibilità che le diverse posizioni possano derivare dalle personali modalità di crescita tecnica dei singoli: nel mio caso, avendo imparato prima ad utilizzare gli RDBMS e poi le tecnologie OO, tendo a non considerare un problema il dover trattare con il DB, anzi, parto sempre a progettarlo per primo, per mettere le fondamenta ai miei progetti (pur cercando di mantenere disaccoppiati il più possibile i due modelli).

Oggettivamente, comunque, ci sarà pure un motivo se Hibernate si è così diffuso ed ha raggiunto la sua versione 3.2.2 (ad oggi) e se la stessa SUN ha finalmente buttato i vecchi Entity Beans e ha implementato un nuovo tipo di persistenza che tratta anche i POJO, nell'ultima Java EE 5 Platform (a proposito, è mai possibile che non ci sia ancora una sigla più corta, ufficiale, da sostituire al vecchio J2EE? Se la conoscete, per favore, indicatemela).

Certo, il motivo del successo di queste soluzioni potrebbe essere l'intenzione di ridurre i costi (?), evitando di dover gestire a mano l'integrazione via JDBC o ADO ed il relativo mapping e di dover mantenere forti competenze sia su una tecnologia OO che su uno o più RDBMS.
O, ma speriamo che si tratti di casi rari ed isolati, potrebbe essere dovuto alla pigrizia del non voler gestire direttamente il DB e le sue diverse casistiche.

Non voglio rebloggare Ted Neward (peraltro, vista la lunghezza e completezza del suo articolo, sarà comunque difficile non farlo, dovessi anche mettermi a parlare di tecniche di ricamo ai tempi di Napoleone): leggetevelo da soli che vi fa bene (potete saltare la digressione sulla storia della guerra, IMHO).

Vorrei solo riassumere, in modo meno formale e più legato a recenti casistiche reali di progetto, quelli che sono i pro ed i contro, per vedere se e come si possano riuscire a conciliare.

Iniziamo col dire che un RDBMS è più dello schema dei dati in esso contenuto, ma è un engine che offre una serie di servizi (indicizzazione, query, atomicità delle transazioni, etc.) che non è, a mio avviso, pensabile poter perdere e/o dover riscrivere per adattarli al nostro Object Model.

Bisognerà, poi, dire due cose sul design pattern che sta alla base del problema incriminato, in questo caso il DAO.
Dobbiamo cercare di non lasciarci ingannare dall'impostazione dei blueprint di SUN, che vede il DAO, fin da subito, come una soluzione alla necessità di rendere persistenti gli oggetti: inteso in questo senso ricadrebbe subito nel problema ORM e non mi resterebbe che rimandarvi alle rovine di Saigon (anche se il DAO risolve un problema più esteso, disaccoppiando non solo rispetto ad un RDBMS, ma anche rispetto ad una directory LDAP, per esempio).

Il vero punto su cui concentrarsi, e che non esclude il mapping manuale o tecniche ibride, è il disaccoppiamento, appunto, tra storage e regole di business.

Il primo motivo del disaccoppiamento è quello di non far dipendere la struttura delle regole di business dalle particolarità dei singoli storage (es: differenze nella sintassi SQL, laddove non coperta dallo standard; passaggio da un tipo di storage - es: RDBMS - ad un altro - es: LDAP).
Il secondo motivo è la separazione delle competenze e delle responsabilità all'interno del team, per slegare quelle necessarie per l'object model da quelle necessarie per il DB - da qui in poi, quando parlerò di DB, si deve intendere che lo utilizzerò solo come esempio di storage.

Proviamo a tracciare i pro ed i contro di questo pattern:

PRO
- maggior semplicità e naturalezza dell'interfaccia applicativa (API)
- gli sviluppatori delle business rules non necessitano di avere competenza del DB, ma solo del linguaggio (Java o simili)
- gli internals del DB vengono incapsulati (così la struttura del DB e l'engine stesso possono variare, almeno entro certi limiti, indipendentemente dagli altri oggetti)

CONTRO
- la navigazione dei dati è preordinata (o carichi tutti i dati in un colpo solo, anche se non serviranno mai, o si deve preordinare una sequenza o una sorta di dipendenza - questi problemi sono solo parzialmente risolti da vari metodi di lazy loading)
- quindi: il carico sul DB può diventare imprevedibile, dal momento che chi usa il DAO può pensare, dato il contratto, di stare richiedendo un solo, innocuo, campo, mentre il DAO, per recuperarlo potrebbe dover attivare più query in cascata, laddove, magari, una o più delle query intermedie poteva essere inutile per lo scopo specifico
- una modifica alla struttura del DB quasi certamente implica una modifica al DAO e, non si può escludere che sia necessaria una modifica anche sul client.
- si potrebbe obiettare che queste problematiche non esistono o sono molto ridotte se si rende persistente l'intero oggetto come LOB o simili. A prescindere dal fatto che, così facendo, vi giocate la possibilità di fare query utili al vostro cliente, (che domani vi chiederà un nuovo report, incrociando i dati in un modo che su un relazionale sarebbe stato banale e sulle vostre classi e oggetti diventerà un inferno), il punto è che qualcuno, al DB, deve accedere, per esempio, per il primo caricamento dei dati nel DAO o per rendere persistente l'oggetto. Se questo qualcuno dovesse essere Hibernate, ci potremmo trovare nella spiacevole situazione di scoprire che le query che è in grado di eseguire sono solo quelle più standard e a noi servono quasi solo le altre, per questo progetto. Se chiederete aiuto ai vostri DBA, a questo punto, troverete gente che scrolla la testa e corruccia lo sguardo.
- ogni volta che aggiungete uno strato, oltre a nascondervi il reale funzionamento sottostante (nel caso di problemi, lo sapete che bisogna aprire la scatola, vero?), certamente non migliorate le performance, nonostante tutte le cache che vi possano venire in mente
- si riduce moltissimo la possibilità di sfruttare la potenza ed efficienza offerta dall'RDBMS nell'eseguire Stored Procedure
- nel caso i DAO siano usati diffusamente nell'applicazione, eventuali modifiche potrebbero non portare a regression test se l'applicazione è fatta bene, perchè è il contratto che mi garantisce che le modifiche siano invisibili, mentre è ovvio che una modifica alle interfacce potrebbe portare a molti problemi (che, però, dovrebbero essere individuati in fase di compilazione). Può essere buona norma lasciare intatte le vecchie interfacce, deprecarle ed impostarne di nuove, per i nuovi oggetti. Purtroppo, tutte queste precauzioni, spesso, si scontrano con una realtà per cui le applicazioni sono fatte bene, ma non benissimo (e quindi ci sono regression test da considerare) e per cui i metodi deprecati possono perdere così tanto significato da costringere a modificare comunque i client per referenziare i nuovi metodi.

TRADOTTO IN ALTRI TERMINI
- apparente maggior velocità di sviluppo e risorse con skill minori (ovvero, meno costose) in fase iniziale
- apparente disaccoppiamento tra DB e classi
si trasformano in:
- minor flessibilità
- maggiori costi di gestione e manutenzione

Che poi sarebbe la Law of Diminishing Returns di cui parla Ted Neward: In the case of automated Object/Relational Mapping, [...] that early successes yield a commitment to use O/R-M in places where success becomes more elusive, and over time, isn't a success at all due to the overhead of time and energy required to support it through all possible use-cases

Quali metodi ci sono per ridurre gli impatti? Sempre nell'articolo di cui sopra se ne citano 6 (!!) che mi sembrano parecchio esaustivi.
Cito solo il numero 6 (gli altri li avrete certamente già letti da soli) perchè è quello che preferisco e tendo ad usare maggiormente: Integrazione di concetti relazionali in frameworks.
Riassunto e parafrasato per riportarlo sul discorso DAO che abbiamo fatto fin qui, potrebbe suonare come: mantenete il design pattern DAO, ma appoggiandovi su strutture un po' più generiche, evitando di creare classi che rappresentino un concetto che, con quei metodi ed attributi, utilizzerete solo in quel particolare progetto.

Resta vero, peraltro, che ha (molto) senso mantenere l'utilizzo della persistenza (e di oggetti come Hibernate, di conseguenza), soprattutto laddove esistano strutture:
- gerarchiche già in partenza e quindi, con una naturale presenza di una navigazione preferenziale dei dati
- statiche o semistatiche
(che poi è come se vi stessi consigliando di considerare anche la soluzione numero 4, quella denominata Accettazione delle limitazioni dell'ORM)

Casomai non vi basti quanto finora detto e citato, vi rimando anche ad un altro articolo, molto pratico e poco teorico (al punto da evidenziare problemi che sono tipici di un solo ambiente e non dell'ORM in generale), particolarmente interessante laddove riassume i costi di un progetto basato su tali tecnologie e di cui vi suggerisco la lettura anche dei commenti.

Ci sarebbe ancora... no, per stavolta vi grazio :)

Bye

    Depa


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