lunedì 3 settembre 2007

Bentornati


Siete tornati, dunque, voi e i vostri hits.
Vi ho visti in forma di istogrammi.

Mentre eravate in ferie io ho lavorato (solo il blog si è fermato completamente).
Non è neppure una consolazione sapere che sono in vantaggio su di voi, che vi state alterando solo ora per la rarità dei tram non soppressi, che hanno cambiato percorso e non si capisce più come fare ad arrivare alla meta (in tempo sarebbe troppo anche in situazioni normali).

Non ditelo a me che ho colto la situazione nella sua completa chiarezza sotto ad una grandinata il 16 agosto sera, in area totalmente scoperta (neppure un cornicione nel raggio di 500 metri) di fronte al Cimitero Maggiore. Con autobus sostitutivo in ritardo. E vento che girava l'ombrello. Un assaggio del terzo e quarto girone dell'inferno messi assieme per dieci minuti. Senza neppure essere stato troppo lussurioso o goloso.

Eppure, nonostante i diversi cataclismi, il mio problema principale in questo periodo è stato quello di cercare di riposarmi in qualche modo, di trovare una qualche distrazione (ed il tempo per goderne), senza intaccare la necessità di lavorare.
Alla fine l'unica evasione, in queste settimane, me l'hanno fornita i libri (va beh, un po' di montagna nel week-end, moglie e figli, qualche cena fuori, ... ma che c'entra? non distraetemi e lasciate che mi pianga addosso inutilmente e per i motivi più futili almeno per una riga).

Libri anche attraverso aNobii (quanto tempo mi porta via? servirà a qualcosa? per ora ho inserito solo ISBN di due scaffali - ne ho diversi, non finirò mai... - e qualche tag: appena inizierò a commentarli, vedrete comparire una colonnina a questo blog).

Il problema (?) è che non trovo più libri che mi distraggano o mi interessino (soprattutto delle dimensioni da poter portare dietro in treno e tram) che non siano seri e pesanti.

Per questo ora sto leggendo Eco (neppure i romanzi, i saggi!) e argomenti di religione.

Se, date queste premesse (ed avendo letto le parole di colore oscuro al sommo della porta) trovate ancora il coraggio di andare oltre l'abstract...



Se son d'umore nero allora scrivo
frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie
o mantenermi vivo
(Guccini - Avvelenata)

Per farvi entrare subito nel clima mentale da me vissuto in questo periodo, parto con alcuni estratti da 'Il superuomo di massa' di Eco:

Sappiamo benissimo che c'è un modo di vedere le strutture narrative come elementi neutri di una combinatoria assolutamente formalizzata, che non riesce a dare ragione dell'insieme di significazioni che la storia e la società attribuiranno poi all'opera.
[...]
Sappiamo d'altra parte che ogni sforzo di definire una forma significante senza investirla già di un senso è vano e illusorio, così come ogni formalismo assoluto non è altro che un contenutismo mascherato.
[...]
Tanto più che infine si prospetta un'altra serie, la serie delle interpretazioni, talora discordanti che, sulla base di motivazioni diverse e a diversi livelli di classe e di cultura, una udienza dà del messaggio che le perviene.
Incertezze interpretative, quindi, dovute alla difficoltà di dividere le strutture narrative dalla società e dai punti di partenza e dai pregiudizi di chi dovrà, in un dato momento, eseguire l'interpretazione.

Per quanto riguarda gli argomenti di religione, mi interessa molto approfondire questioni legate alla storicità di Cristo. Ovviamente Messori e Ratzinger (sono cattolico, ricordate?), ma anche le posizioni opposte (non si può essere obiettivi su questi argomenti, ma mi interessano comunque i diversi punti di vista), come Odifreddi (l'ultimo suo testo è un best seller del momento, facile che lo abbiate letto anche voi) o UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, in cui troverete ancora Odifreddi e altri personaggi famosi e schierati contro la religione come la Hack), mediando un po' con Wikipedia ed altre fonti più o meno di parte prese da Internet (alcune pure buone).

Come già in altri miei post mi trovo a sottolineare la presenza di problemi dovuti a troppe e non certificate informazioni, che non possono fare altro che creare incertezze (o, come minimo, quel relativismo che preoccupa tanto Ratzinger).

Se il dubbio può essere anche sano, positivo e molla per successivi approfondimenti o fonte di profonde riflessioni e dolorosi combattimenti interiori, la difficoltà di distinguere le frasi buttate a caso da quelle ragionate, l'indeterminatezza fine a sè stessa o dovuta a tentativi di alzare polveroni o alla ripetizione acritica e non validata di altre fonti, alla stupidità, all'incomprensione, alla scarsa profondità o al fatto di dover comunque dire qualcosa è solo negativa e irritante.

A volte si sparpagliano le carte per nascondere la strada corretta, talvota, semplicemente, perchè non sappiamo fare altro che crearci casino da soli:

... non c`è nulla fuori dell`uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall`uomo a contaminarlo... " (Vangelo di Marco, 7,1-23)
Per rimanere più terra terra, non sembra un caso che Terry Pratchet e Gaiman Neil, in Buona apocalisse a tutti (va beh, ho letto anche qualcosa di non seriosissimo, in seguito ad un ottimo consiglio che faccio che girarvi, sottolineando, però, che non si tratta di un libro normale, pur essendo tutt'altro che serio e pesante) fanno pensare al demone Crowley, riguardo agli umani:
non c'è nulla che possiamo fargli che non si facciano da soli e loro fanno cose che non noi non avremmo nemmeno mai pensato, spesso utilizzando elettrodi
In questo campo possiamo trovare molti altri esempi di incertezza (da che parte sta il tentativo di misdirection?), come per esempio, quando si parla di Inquisizione e Galileo: si tratta di esagerazioni e leggenda nera o realtà storica? Abbiamo dei mezzi per capirlo, magari nel tempo? Possiamo risalire alla verità storica o siamo incatenati in quello che mi ostino a ritenere un gran brutto luogo comune, secondo il quale la storia la scrivono i vincitori?

L'incertezza delle fonti, l'immersione in una società che ci bombarda di fattoidi sono stati anche oggetto di una serie di interventi in un post nel blog di Isadora cui non ho potuto fare a meno di intervenire, che partiva dall'attualità di Fahrenheit 451 (ai tempi non lo avevo letto, nel frattempo ho corretto questa mancanza, bel suggerimento, grazie - ok, ok, so che state pensando che ho cercato di farmi passare per un lettore incontentabile e seriamente colto, per poi mostrare che mi basta un testo di fantascienza di diversi anni fa e un titolo di fantasy-umoristico-demenzial-filosofico, ma rendetevi conto che siete voi che pensate in modo molto malizioso e che non è colpa mia se oggi vi è andato tutto male).

E' evidente che il problema della qualità dell'informazione, sotto diversi aspetti, è molto sentito.

E' un po' come se fossimo arrivati al superamento del giornalismo:
- prima: mancava l'informazione, il giornalista la trovava e, almeno idealmente, la doveva validare prima di fornirla.
- ora: chiunque vi darà informazione (e relativa opinione, ci mancherebbe, lo sto facendo pure io), ma il problema è individuare le informazioni buone

Le cause e gli ambiti in cui si possono trovare cattive informazioni sono troppe, quindi non è facile correggere a monte il problema.

E' questa, a mio modo di vedere, la vera sfida dell'informatica del post-inizio-internet:
- estrarre le informazioni dal mucchio, con primo filtro sulla spazzatura e sulle 'distrazioni', evitando le ridondanze
- validarle con fonti controllabili

Il tutto il più dinamicamente possibile, perchè ogni operazione che facciamo su queste informazioni le cambia ancora e dobbiamo riuscire a sfruttarne la continua evoluzione, smettendo di raccogliere solo montagne di dati, ma iniziando ad usarli per davvero.

Chiuderei ancora con il già citato testo di Eco, che cita Dino Segre, che a sua volta cita molti altri autori, per aforismi, in Dizionario antiballistico (anche a voi l'iterazione di ipse dixit, al posto che rassicurare fa pizzicare il vostro senso di ragno?), mostrando come Pitigrilli avesse acutamente notato che l'aforisma (di cui lui faceva grande uso) possa essere rovesciato senza perdere forza (mostrando chiaramente quanta vuota conoscenza sia contenuta in tali espressioni e nella cultura che su di esse si basa - ce li avete anche voi, a casa, gli aforismi di Oscar Wilde?):
Talora Pitigrilli si è divertito ad allineare aforismi di autori diversi, l'uno che negava l'altro, entrambi autorevolissimi, sotto la voce "facciamoci un'opinione":


Non ci si inganna che per ottimismo (Hervieu)Si è più spesso fregati dalla diffidenza che dalla fiducia (Rivarol)
I popoli sarebbero felici se i re filosofassero e se i filosofi regnassero (Plutarco)Il giorno che vorrò castigare una provincia la farò governare da un filosofo (Federico II)

Ed è così che, un po' marzullescamente rischiamo di accorgerci che gli aforismi stanno diventando la fonte della nostra conoscenza quando, addirittura, non ci viene richiesto di condensare la nostra conoscenza in aforismi.

Bye
    Depa
P.S.: non chiedetemi nulla riguardo all'ultima frase, risolvetevela per conto vostro.

1 commento:

Anonimissimo ha detto...

Innanzitutto bentornato.

Un libro da leggere, un libro per piccoli ma anche e soprattutto per adulti, un libro che poi
portare ovunque e leggere persino in treno, un libro profondo e, certamente, filosofico: "Il gabbiano Jonathan Livingston",
il mio libro preferito. http://it.wikipedia.org/wiki/Il_gabbiano_Jonathan_Livingston

Per quanto riguarda la fonte dei dati, esiste da sempre il problema dell'interpretazione e proprio in questi giorni
sto leggendo un interessante saggio che "smantella" i supposti aiuti del "Grande Capitale" al movimento Nazionalsocialista
(NSDAP) al momento della presa del potere. Pensa alla sterminata bibliografia che riguarda quegli anni, le interpretazioni
sono in funzione del tempo, della provenienza politica e, nel caso specifico, anche geografica. Insomma dati certi ci sono:
il 46% circa degli elettori tedeschi votò NSDAP nel 33, ma alla domanda chi furono gli elettori si aprono sterminati
dibattiti e interpretazioni.

Credo che sarà sempre così e l'informatica non aiuterà certo in questo senso.
Ma poi, l'Informatica non serviva per quadagnare lo stipendio e basta ?