mercoledì 4 aprile 2007

Esagoni e carte



Il 29 maggio 1848 la ritirata strategica piemontese nella battaglia di Curtatone Montanara è stata il presupposto per la seguente più importante vittoria nei pressi di Goito. Grazie anche al valore degli Universitari delle università di Bologna, Ferrara, Modena, Padova, Parma, Pavia, Pisa, Siena e Trieste (ho studiato a Pavia e l'Università chiude per commemorare i caduti in quella battaglia, ricordati anche con una gara di canottaggio tra Pavia e Pisa).

Ovviamente state giustamente pensando che la mia immensa cultura non ha limiti ed anche sulla storia me la cavo mica male.
Farò finta di non sentire il borbottio di fondo dei soliti pochi riguardo a fantomatiche mie ricerche a caso sulla Wikipedia e conseguente ricamarci sopra per scrivere un post (è inutile che neghiate, quando non avete neppure il coraggio di guardarmi negli occhi).

Siccome tengo molto alla vostra educazione, vi risponderò con i fatti, fornendovi qualche informazione aggiuntiva e dimostrandovi le mie solidissime basi.
Condivise, peraltro, anche da personaggi illustri come Leopardi (e ogni critico onesto non potrà che convenire) quando associava gli studi leggiadri alle sudate carte, riferendosi, come sto per fare io, proprio al tempo passato a giocare ai wargame.



Giocare o imparare?
Finchè si è piccoli il primo è propedeutico al secondo.
Crescendo, il secondo fornisce una buona scusa al primo (quando, ovviamente, non ci si aliena su Second Life per garantire una decente vita sociale al nostro avatar e con il solo illusorio conforto che anche lì si parli di cultura, quando il marketing pensa di tirare in ballo personaggi risorgimentali).

Quelli tra noi che, diventando più grandicelli, hanno cercato ancora di giocare con i soldatini, infatti, hanno pensato bene di confermare le teorie evolutive relative all'homo ludens mettendosi a studiare la storia, le evoluzioni delle divise (competenza immancabile nel bagaglio di ogni grande artista che voglia dipingere personalmente i propri modellini), le tattiche di guerra.

Arrivando pure a leggere quel von Clausewitz che mio padre, generale dell'esercito italiano, ricordava con terrore dai tempi della Scuola di Guerra, sostenendo che, come mattone, Della Guerra nulla avesse da invidiare alla Critica della ragion pura di Kant. Per completezza di cronaca e onestà intellettuale non possiamo dimenticare che quelli che cercavano le proprie radici filosofiche nell'estremo oriente, preferivano, invece, i famosi detti di Sun Tzu.

Entrambi, tra l'altro, riutilizzabili nella seguente (o parallela) vita lavorativa, come citazioni da giocarsi quando si parla di mercati da conquistare o azioni di marketing (disciplina che desume molta della propria terminologia proprio da quella militare) o quando si deve definire un piano di progetto di emergenza.
L'evoluzione delle divise continua e credo che sia quasi banale sostenere che le cravatte e le giacche debbano rientrare a giusto titolo in questo elenco.

Si può giocare ad un wargame anche senza preoccuparsi della storia (quando, addirittura, non si devia, come con Warhammer, sul fantasy: bisogna studiare meno, i testi di riferimento sono più facili, per puro caso richiamano vagamente i film ed i gadget che si stanno vendendo su altri canali, etc. etc.).

Ma se non ti crei un background solido (e questo vale anche per ambientazioni fantasy), non sarai mai un vero giocatore e smetterai certamente alle prime difficoltà (a pag. 10 del manuale di istruzioni, dove iniziano a comparire le tabelle dei costi di movimento ed i concetti di ZOC - ZOna di Controllo - o simili).
Nascondere il tedio del calcolo e della continua consultazione sostituendo le tabelle con dei videogame non serve a molto per continuare, se non studiate anche l'ambientazione, le circostanze di contorno alla battaglia. E il suo esito, ovviamente, per cercare di ribaltarlo: se vinciamo a Waterloo nei panni di Napoleone, non battiamo solo il duca di Wellington, ma, ben più importante, lo stratega per eccellenza stesso, ancora una volta, sul quello stesso campo - il fatto che lui non vedesse il tavolo dall'alto, che non potesse ripetere 10 volte la battaglia prima di vincerla e che si trovasse di fronte un altro vero generale e non il nostro amico, notoriamente un inetto a questo gioco, sono solo scuse meschine che da una persona del livello di Napoleone, davvero, non ci saremmo mai aspettati di sentire).

Chi riesce a darsi delle motivazioni in questo senso diventa un grognard (ovvero un giocatore di wargame, in una accezione che tende a sottolineare una certa esperienza): non un guerrafondaio, ma un giocherellone serio e colto, sostenitore della sostanza.
Se fosse un amante della forma gli sarebbe inacettabile poter passare le giornate davanti a quadratini di cartone di mezzo centimetro di lato, con simboli elementari al posto di disegni e numerini sopra e sotto (è accettabile sostituire i quadratini di cartone con delle figure tridimensionali colorate, ma solo per maggior rigore storico o per rendere più realistica la ricostruzione).

Il grognard è anche un tipo preciso: le unità si muovono su esagoni, nelle 6 direzioni indicate dai lati, perchè con questi poligoni è possibile riempire completamente un'area (il tavolo da gioco) senza lasciare buchi e garantendo che dal centro di un esagono al centro dell'altro sia costante la distanza. Per simulare maggiormente alla realtà è possibile permettere alle unità di muoversi in ogni direzione solo laddove ci si accordi per procurarsi un metro flessibile per controllare inflessibilmente le distanze misurate.

Un hobby a tutto tondo, quindi, che permette non solo di crescere nella cultura della storia e dell'arte, ma di bilanciarle con la precisione di matematica e geometria.

Chiaramente, se ora non vi raccontassi che anche Internet deve essere considerato terreno di conquista e fonte di ulteriore conoscenza dovreste controllare bene il titolo del blog per verificare di non essere stati rediretti altrove.

E' facile, partendo da Web Grognard, trovare i link che permettono di fornire le basi per gestire combattimenti navali nell'800, per poi trovarsi ad approfondire i dettagli storici su Line of Fire di History Channel per ricordare l'ingegno, il coraggio e l'estremo saluto di Nelson nella battaglia di Trafalgar, che chiarì a tutti cosa voleva dire la supremazia inglese sui mari per quasi un secolo.

Potete sfruttare la macchina del tempo e rispolverare il valore degli antichi, prima della polvere da sparo, recuperando le regole classiche di Ancients, basate su esagoni, ed i diversi scenari (mai venuta voglia di evitare che Orlando cerchi di spezzare Durlindana alla fine della battaglia di Roncisvalle, prima di morire?).

Ce ne sono tanti altri, di link simili (quasi tutti reperibili da Web Gognard), ma il punto è che da anni, oramai, vivo in una città diversa da quella in cui risiedono gli amici che mi piaceva affrontare su questi campi.
Ma, ancora una volta, il Web, la piattaforma che, di mestiere, mette in contatto persone lontane, potrebbe venire in aiuto. Per esempio con Vassal, sistema che permette di ridefinire un intero board game su PC e trasmettere i nostri spostamenti sugli esagoni via email (no, non in diretta: stiamo giocando con tempi lunghi, le mosse possono richiedere anche mezz'ora, la mail è lo strumento corretto).

Certo, oltre alla lontananza non ho più neppure tutto tutto il tempo che avevo ai tempi del liceo o dell'Università. Leopardi, da suo pari, già aveva capito la risposta al problema: è, infatti possibile ricorrere a wargame più rapidi e facilmente trasportabili, usando, come il poeta rimembrava a Silvia, (mazzi di) carte (che sarebbe meglio non fossero sudate, perchè rischierebbero di essere riconoscibili come se fossero segnate, come potrebbe notare subito qualche giocatore più esperto).

Anche in questo caso esiste uno specifico programma che ci permette di giocare via Internet, Thoth, con carte predefinite o regole facilmente rintracciabili (es: Hoplites) dalle quali lasciarsi ispirare per disegnarne di nostre.

Ci sono battaglie perse in partenza e anche questo espediente delle carte non basta più per i miei pochi istanti di libertà.
Forse, sintetizzando un po' questi post potrei tornare a giocare...

Chi di voi ha detto che prima sarebbe meglio vivere che giocare?

Bye
    Depa

P.S.: se siete in viaggio e non sapete cosa fare, esistono anche carta e penna e un altro po' di regole che potrete trovare, per es., presso il sito di Warp Spawn Games.

2 commenti:

Ugo Cei ha detto...

1948???

Depa ha detto...

Sì, mio padre aveva 17 anni e me lo ha raccontato direttamente.

Ricordo che mi diceva che la prima guerra d'indipendenza, appena dopo la fine della seconda guerra mondiale era stata, per alcuni, la mazzata finale, nonostante la decisione di alleggerirla con abiti d'epoca e nonostante le parti in gioco abbiano convenuto di non utilizzare bombardamenti aerei.
:)

L'ho corretto, grazie...